domenica 28 maggio 2017

BREXIT E ANTITERRORISMO: L'UK MANTENGA I RAPPORTI CON L'UE PER PROTEGGERSI DAGLI ATTACCHI

L'avvertimento dell'intelligence britannica alla May: per combattere il terrorismo sarà essenziale continuare a collaborare con l'Unione Europea anche dopo la Brexit

Risultati immagini per intelligence ukL'appello è arrivato alla Premier britannica dopo l'attacco di Manchester: Hugh Orde, ex capo della Polizia dell'Irlanda del Nord, Max-Peter Ratzel, ex responsabile di Europol, e Dominic Grieve, presidente Tory della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, hanno invitato Theresa May a mantenere i rapporti con le forze dell'ordine europee anche dopo l'uscita dall'Unione. Questa collaborazione, sostengono, sarà fondamentale per mantenere efficace la lotta contro il terrorismo, anche se comporterà un coinvolgimento con la Corte di Giustizia Europea.

"La nostra collaborazione con l'intelligence americana è estremamente importante" ha affermato Grieve durante un'intervista "ma è innegabile che l'attuale minaccia terroristica abbia una dimensione prevalentemente europea. La banca dati dei movimenti all'interno dell'area Schengen fa parte di un sistema europeo, e noi dobbiamo cercare di restare all'interno di questo sistema." E ha proseguito: "Durante le negoziazioni per l'uscita dall'Unione Europea, Governo e Parlamento dovranno rendersi conto che sarà necessario il mantenimento di questi legami con il sistema europeo".

Orde dal canto suo ha sottolineato che la partecipazione a organismi sovranazionali come Europol e Erojust consente l'accesso vitale a un'enorme quantità di informazioni, e permette alle forze di polizia un dialogo immediato con i colleghi degli altri paesi. "Se non esistesse questa cooperazione, sarebbe molto più difficile fare il nostro lavoro" ha aggiunto.

Ratzel si è detto convinto che il Regno Unito dovrà necessariamente accettare le regole della Corte di Giustizia Europea come parte essenziale dei negoziati Brexit, cosa che invece Theresa May ha sempre escluso. "Se il Regno Unito vorrà avere un ruolo importante all'interno dell'Europol, dovrà accettare le regole della Corte di Giustizia Europea. Non potrà permettersi di scegliere solo quello che preferisce. Gli europei non potrebbero accettarlo".


martedì 18 aprile 2017

ANNUNCIO A SORPRESA DI THERESA MAY: A GIUGNO UK AL VOTO.

Secondo la Premier, le elezioni sono l'unico modo per garantire stabilità e sicurezza al Regno Unito per gli anni a venire.

In una dichiarazione a sorpresa rilasciata questa mattina davanti al n.10 di Downing Street, il Primo Ministro britannico Theresa May ha reso noto che saranno indette nuove elezioni generali per l'UK per il prossimo 8 giugno. Dichiarazione ancora più sorprendente se si pensa che la Premier si era sempre detta contraria all'idea di un voto anticipato.

Risultati immagini per theresa mayLa May ha affermato che l'opposizione sta mettendo a rischio i lavori del Governo per la Brexit. "Dopo il voto del Paese per l'uscita dall'Unione Europea, la Gran Bretagna ha avuto bisogno di sicurezza, stabilità e una forte leadership. Da quando sono diventata Primo Ministro, questo è ciò che ho dato al Paese. Ma ora i Laburisti hanno minacciato di votare contro l'accordo finale che verrà raggiunto, i Liberal Democratici hanno affermato di voler condurre il Governo a un punto morto." E ha proseguito: "Abbiamo bisogno di elezioni generali, e ne abbiamo bisogno adesso. Sono giunta solo ultimamente e con riluttanza a questa conclusione, ma adesso mi rendo conto che è l'unico modo per garantire stabilità al Paese per gli anni a venire".

In base alla legge britannica la May non può indire le elezioni direttamente, ma la Premier ha dichiarato che presenterà una mozione alla House of Commons. Questo significa che sarà necessario l'avallo di due terzi dei membri della Camera, che voteranno domani dopo un dibattito di 90 minuti.

David Cameron considera la decisione della May saggia e coraggiosa. Jeremy Corbin, leader del Partito Laburista, ha dichiarato di avere accolto favorevolmente la dichiarazione della May, considerandola un'opportunità per il popolo britannico di votare a favore di chi metta l'interesse della maggioranza al primo posto. Tim Farron, leader dei Liberal Democratici, sostiene che queste elezioni saranno l'occasione per cambiare la direzione in cui si sta muovendo il Paese e per evitare una Hard Brexit che porterà al disastro. 

mercoledì 12 aprile 2017

BREXIT: RUSSIA E CINA SOSPETTATE DI INTROMISSIONI NELLE VOTAZIONI

Membri del Parlamento britannico temono che governi stranieri abbiano interferito con il sito web governativo nel 2016

Risultati immagini per cyber attackSecondo la notizia riportata questa mattina dal quotidiano The Guardian, una commissione di parlamentari inglesi avrebbe dichiarato che alcuni stati esteri, come Russia e Cina, potrebbero avere giocato un ruolo nel crollo del sito web per la registrazione al voto nel periodo immediatamente precedente al referendum su Brexit del 23 giugno 2016.

Secondo il rapporto della commissione, i parlamentari erano profondamente preoccupati riguardo a presunte interferenze di paesi stranieri nella votazione riguardante l'uscita dell'UK dall'Unione Europea. La commissione non identifica chi, nello specifico, potrebbe avere avuto delle responsabilità in merito, ma fa notare che sia la Russia che la Cina utilizzano un approccio agli attacchi informatici basato sulla conoscenza della psicologia di gruppo e sul condizionamento dei singoli. I sospetti si basano anche sulle frequenti dichiarazioni in base alle quali la Russia avrebbe tentato di influenzare le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e in Francia.

Sta di fatto che, nel 2016, il governo inglese si trovò a dover prorogare il termine per la registrazione al voto proprio a causa di un crollo del sito web governativo poco più di un'ora prima della scadenza, incidente che mise a rischio il diritto di voto di decine di migliaia di cittadini. Allora, il governo giustificò l'accaduto con il picco di accessi al sito senza precedenti, dato che più di 500mila persone cercarono di registrarsi proprio l'ultimo giorno. Oggi il rapporto della commissione parlamentare sostiene, invece, che alcuni indizi farebbero pensare ad un attacco informatico.

L'incidente non ha, di fatto, avuto effetti materiali sul risultato del referendum, ma la commissione ritiene che l'accaduto debba servire da lezione per le future votazioni.




giovedì 30 marzo 2017

UK: CONSEGNATA A DONALD TUSK LA LETTERA DI ADDIO ALL'EUROPA

Fuori dall'Europa: la May ha firmato il documento che darà ufficialmente inizio alle trattative.

Risultati immagini per tim barrowAdesso Brexit è realtà: non più solo un'opinione espressa dal popolo britannico, ma un atto ufficiale del Governo del Regno Unito. Theresa May ha firmato la lettera che notifica l'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona. Il documento è stato consegnato da Tim Barrow, ambasciatore del Regno Unito presso l'Unione Europea, al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk.

Durante il discorso tenuto alla House of Commons, la Premier May ha affermato che la "Gran Bretagna ha davanti a sé i suoi giorni migliori, perchè la Brexit sarà per il paese un'occasione per diventare più forte e più unito". Ha inoltre detto che l'UK uscirà dal mercato unico, perchè la permanenza del Paese all'interno del mercato comune sarebbe incompatibile con la scelta espressa dai cittadini il 23 giugno scorso con il referendum.

Ora non rimane che seguire con attenzione i negoziati tra il Regno Unito e gli altri 27 Paesi della Comunità Europea; negoziati che dureranno almeno due anni, e che decideranno il futuro dell'Europa.

giovedì 23 marzo 2017

MAY: BREXIT UFFICIALMENTE AL VIA IL 29 MARZO.

La Premier inglese Theresa May attiverà l'art. 50 la prossima settimana. 

Risultati immagini per theresa mayDopo l'approvazione del disegno di Legge da parte del Parlamento e la successiva ratifica della Regina, toccava ora a Theresa May avviare le procedure di Brexit.
La Premier ha dunque fissato nel prossimo 29 marzo la data in cui attiverà l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, comunicando ufficialmente l'intenzione del Regno Unito di lasciare l'Unione Europea e dando inizio alle conseguenti trattative.

Donald Tusk, Presidente del Consiglio Europeo, ha dichiarato che sarà in grado di rispondere alla comunicazione della May nel giro di 48 ore e di tracciare le linee guida per i negoziati, e che tra la fine di aprile e l'inizio di maggio convocherà i rappresentanti dei restanti 27 Stati membri per un summit per l'approvazione delle linee guida.

Come già ricordato più volte, i negoziati tra l'UK e gli altri Stati dell'UE dovranno durare un tempo minimo di due anni; per tutta la durata delle trattative, l'UK resterà a tutti gli effetti un paese membro dell'UE. Molti temono che le trattative si muovano in direzione di una "Hard Brexit", una Brexit dura, con l'UK chiuso alla libera circolazione delle persone e fuori dal mercato unico, anche in conseguenza del terribile attentato che proprio ieri ha colpito Londra, provocando quattro morti e moltissimi feriti.

Non resta che seguire gli sviluppi e le prossime trattative, che un po' per volta chiariranno tutti i dubbi sulle modalità di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.




giovedì 16 marzo 2017

IL PARLAMENTO APPROVA LA "BREXIT BILL" E LA REGINA DA' L'ASSENSO REALE

Ora la via per la Brexit è aperta: a breve Theresa May potrà attivare l'articolo 50.

Lunedì 13 marzo il Parlamento britannico si è espresso definitivamente sulla proposta di Legge per la Brexit, decidendo di approvare la bozza originaria senza emendamenti.

Risultati immagini per regina elisabetta iiLa House of Lords aveva proposto due emendamenti alla legge: il primo mirava a garantire ai cittadini UE residenti nel Regno Unito il riconoscimento automatico dei loro diritti, il secondo intendeva conferire al Parlamento il potere di approvare o meno gli esiti delle trattative tra l'UK e la Comunità Europea.

La House of Commons, tuttavia, in fase di riesame ha deciso di non approvare gli emendamenti, riportando la proposta di legge allo stato originario e la House of Lords ha infine dato il suo assenso a questo stato di cose. Per diventare definitiva, quindi, la legge necessitava solo più dell'assenso reale, assenso che è stato conferito questa mattina dalla Regina Elisabetta II. Lo "European Union Bill" è quindi diventato formalmente legge.

La Premier Theresa May è quindi autorizzata ad avviare ufficialmente le procedure di uscita, secondo quanto stabilito dall'articolo 50 del Trattato di Lisbona.
In risposta all'approvazione della legge, la Leader Scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato che già dalla prossima settimana avvierà l'iter per l'indizione di un secondo referendum per l'indipendenza della Scozia dal Regno Unito; una proposta alla quale, però, Theressa May si è opposta fermamente, perchè è convinta che un secondo referendum causerebbe un clima di incertezza.





venerdì 10 marzo 2017

BREXIT, NUOVO COLPO PER LA MAY: I LORDS APPROVANO DIRITTO DI VETO SU ESITO NEGOZIATI

La Camera dei Lords introduce un nuovo emendamento alla "Legge Brexit" che prevede il voto vincolante del Parlamento britannico sull'esito delle trattative con l'UE.

La bozza di legge per regolamentare l'approccio del Governo britannico alle future trattative per l'uscita dall'Unione Europea è ancora al vaglio della Camera dei Lords per l'introduzione di clausole ed emendamenti.

Risultati immagini per house of lordsE' di circa una settimana fa l'approvazione, da parte dei Lords, di un emendamento in base al quale i diritti dei cittadini UE già residenti nel Regno Unito verranno automaticamente garantiti, a prescindere da eventuali "accordi di reciprocità" con gli altri paesi membri (vai all'articolo).

Risale invece a due giorni fa l'approvazione di un altro emendamento, che prevede il voto vincolante delle Camere del Parlamento britannico sui risultati delle trattative per l'uscita dall'UE che il Governo UK condurrà con gli altri paesi dell'Unione.

Questo non significa, naturalmente, che verrà indetto un secondo referendum popolare, ma che verrà introdotto il diritto, per i membri del Parlamento, di esprimere il proprio parere sull'esito delle trattative attraverso una votazione. Questo parere avrà valore vincolante, quindi se il Parlamento non approvasse i risultati delle trattative, il Governo potrebbe anche essere costretto a riaprire i negoziati con l'Unione.

Per diventare effettivo, però, anche questo emendamento dovrà ricevere l'approvazione della Camera dei Comuni, che a breve riesaminerà la proposta di Legge con le integrazioni proposte dai Lords.

Nel frattempo, il Ministro degli Esteri Boris Johnson ha dichiarato alla stampa che il Regno Unito respingerà la richiesta di pagamento di 60 miliardi di euro avanzata dall’UE con l'intento di addebitare all'UK i versamenti fino al 2020 per far fronte agli impegni precedentemente assunti.

giovedì 2 marzo 2017

THERESA MAY: BLOCCARE LA LIBERA CIRCOLAZIONE DAL 15 MARZO?

Intanto, la House of Lords approva un emendamento per garantire i diritti dei cittadini UE che già si trovano in UK

Il dibattito su Brexit è in pieno svolgimento in questi giorni e, com'era prevedibile, uno degli argomenti più dibattuti è proprio quello dell'immigrazione.

Risultati immagini per house of lordsÈ ormai noto a tutti che, secondo la stampa inglese, pochi giorni fa la Premier britannica Theresa May avrebbe manifestato l'intenzione di avviare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona il prossimo 15 marzo, dando così l'avvio ufficiale alle procedure di uscita dall'UE.
Nella stessa data, sempre secondo le indiscrezioni dei media, la Premier intenderebbe mettere fine alla libera circolazione dei cittadini europei nel Regno Unito. Questo significa che ai cittadini europei che arriveranno in UK dopo tale data non sarà più automaticamente riconosciuto il diritto a risiedere permanentemente nel Paese, ma entrerà in vigore un sistema di visti e una serie di limitazioni all'accesso ai benefits. Il ministro degli Interni Amber Rudd ha confermato questo programma, anche se ha dichiarato che i lavori sono ancora in corso, e le modalità effettive verranno definite nel corso delle prossime trattative con l'Unione Europea.

Se dunque il destino di chi arriverà in UK nei prossimi mesi sembra piuttosto oscuro, uno spiraglio di luce si apre invece per i cittadini UE che già risiedono nel Paese: ieri infatti i Lords hanno approvato un emendamento al cosiddetto "disegno di legge Brexit" in base al quale verranno garantiti i diritti di coloro che attualmente vivono nel Regno Unito. L'emendamento ora dovrà essere approvato anche dalla House of Commons per diventare effettivo.

Dal canto suo, la Premier May si è detta favorevole al riconoscimento del diritto di residenza permanente agli europei già presenti nel Regno Unito, a condizione però che lo stesso diritto venga riconosciuto anche ai cittadini britannici che risiedono nei vari paesi europei.








venerdì 24 febbraio 2017

JUNCKER: L'UK PAGHERA' UN CONTO SALATO PER BREXIT

Le dure dichiarazioni del Presidente della Commissione Europea sulle future trattative. Intanto, il premier irlandese ipotizza un referendum per l'unificazione dell'Irlanda. 

Risultati immagini per junckerSi è espresso molto chiaramente ma anche molto duramente Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, nel suo discorso ai deputati di Bruxelles pochi giorni fa. "L'uscita dall'Unione Europea non sarà a costo zero per il Regno Unito" ha dichiarato. "Le trattative saranno un processo faticoso e lungo almeno due anni. E per concordare le future relazioni tra Regno Unito e Unione Europea ci vorranno anni. I cittadini del Regno Unito devono sapere, ne sono già consapevoli, che l'uscita  sarà senza sconti. I britannici dovranno tener fede agli impegni che si sono presi quando hanno deciso di diventare uno Stato Membro. La Brexit  è una crisi che riguarda tutti noi".

Le parole di Juncker si riferiscono al fatto che il governo UK, pur uscendo dall'UE, dovrebbe continuare a versare quote a Bruxelles per molti anni ancora,  per far fronte ai programmi sottoscritti nei suoi 45 anni di permanenza nell'Unione Europea. Si parlerebbe di una spesa pari a 60 miliardi di euro peri prossimi sei anni.

Nel frattempo Enda Kenny, Premier irlandese, durante un incontro a Bruxelles ha lanciato l'ipotesi di un referendum per l'unificazione dell'Irlanda, in modo che l'attuale Irlanda del Nord, ora parte del Regno Unito, entri a far parte della Repubblica di Irlanda. Kenny ha affermato che questa possibilità sarebbe riconosciuta dagli accordi di pace, a condizione che la maggioranza della popolazione dell'Irlanda del Nord lo richieda. Il governo di Dublino ha fatto presente più di una volta, negli ultimi tempi, che la maggioranza della popolazione nordirlandese ha votato contro Brexit.

venerdì 17 febbraio 2017

TONY BLAIR SI SCHIERA CONTRO LA BREXIT: "LA GENTE ERA DISINFORMATA"

L'ex Premier laburista tiene un discorso in cui invita i sostenitori del "Remain" ad agire in difesa delle loro idee

Tony Blair torna a parlare al pubblico, e le sue sono le parole di chi si è apertamente schierato contro la Brexit. Durante un evento di Open Britain, il gruppo a favore di un Regno Unito "aperto all'Europa e al mondo", l'ex Primo Ministro britannico ha dichiarato il suo impegno a convincere i cittadini britannici a ribellarsi alla Brexit.

Risultati immagini per tony blair"Si, il popolo britannico ha votato per uscire dall'Unione Europea" ha affermato Blair, "ma la gente ha votato senza conoscere i termini e le condizioni di questa uscita. Dal momento in cui questi termini si sono chiariti, la gente ha il diritto di cambiare idea. La nostra missione è di convincerli a farlo". Poi ha proseguito: "Il nostro impegno dovrà essere quello di rivelare quali sono i costi della Brexit, di dimostrare che la decisione si è basata su informazioni incomplete, e di considerare come portare avanti il processo provocherà un vero danno al nostro paese."

Blair ha poi parlato dell'immigrazione dall'Europa, considerata il vero nocciolo della questione: "Il Primo Ministro ha dichiarato recentemente la sua disponibilità ad accettare la maggior parte degli immigrati, includendo coloro che hanno ricevuto un'offerta lavoro e gli studenti. Della restante parte, un terzo arriverà a Londra e troverà lavoro prevalentemente nell'industria del cibo e nel settore dell'ospitalità; è molto improbabile che costoro portino via il lavoro ai cittadini britannici". Secondo Blair, in pratica l'impatto di Brexit sull'immigrazione inciderebbe meno del 12% sull'immigrazione totale.

Le parole dell'ex PM laburista hanno subito scatenato le reazioni dei rappresentanti del Partito Conservatore, che hanno dichiarato le sue parole come "arroganti".









venerdì 3 febbraio 2017

BREXIT IN PARLAMENTO: LA PRIMA VOTAZIONE APPROVA A GRANDE MAGGIORANZA L'AVVIO DELLE TRATTATIVE

L'avvio delle trattative viene approvato con una maggioranza di 384 voti.

Risultati immagini per houses of parliamentCon 498 voti a favore e 114 contro, il Parlamento britannico ha espresso il suo parere, nella prima fase di votazione, sulla proposta di legge del Governo in merito alla Brexit: il Primo Ministro Theresa May ha quindi ottenuto l'autorizzazione parlamentare a dare ufficialmente l'avvio alle trattative per l'uscita dell'UK dall'Unione Europea. Come è ormai noto, in base al Trattato di Lisbona le trattative dureranno un minimo di due anni e coinvolgeranno tutti i paesi dell'UE.

Ma quali saranno i prossimi passi? La proposta di legge su Brexit entrerà ora nella fase di discussione detta "commettee stage", durante la quale i rappresentati dei vari partiti potranno proporre modifiche alla bozza legislativa. Tra le proposte che, secondo i media inglesi, saranno avanzate con maggiore probabilità c'è, da parte dei Laburisti, la garanzia di sottoporre al voto parlamentare anche tutti i contenuti delle negoziazioni e il riconoscimento dei diritti dei cittadini europei residenti in UK; da parte dei Liberal Democratici, l'indizione di un secondo referendum sul concordato di uscita dall'UE al termine delle trattative.

Dopo la fase degli emendamenti, la bozza di legge sarà sottoposta a un'ultima valutazione da parte della House of Commons, e poi verrà passata all'esame della House of Lords.





venerdì 27 gennaio 2017

LA CORTE SUPREMA DA' TORTO AL GOVERNO MAY: SU BREXIT DEVE ESPRIMERSI IL PARLAMENTO

Si conclude la vicenda giudiziaria iniziata con il ricorso di Gina Miller: per l'avvio di Brexit, il Governo avrà bisogno dell'approvazione del Parlamento.

Risultati immagini per westminster palaceLa Corte Suprema britannica si è espressa sulla ratifica parlamentare della Brexit dando torto al Governo May: l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea non potrà essere avviata senza prima essere approvata dal Parlamento.

La vicenda era nata alla fine di ottobre dell'anno scorso, quando la cittadina britannica Gina Miller, donna d'affari ed esperta di questioni legali, aveva presentato ricorso alla Corte di Giustizia contro la decisione di Theresa May di procedere all'avvio della Brexit direttamente e senza le consultazioni parlamentari, in virtù della cosiddetta "prerogativa reale".
La Miller aveva dichiarato di non essere contraria alla Brexit in quanto tale, ma di temere che l'azione portata avanti dal Governo senza il parere del Parlamento creasse una grossa frattura nella struttura democratica del Paese.

Dopo che la sentenza della Corte di Giustizia a favore della ricorrente, il Governo May aveva presentato ricorso alla Corte Suprema, il livello più alto nel sistema giuridico britannico.
I Giudici della Corte Suprema hanno di nuovo dato torto alla May, decretatando che il Parlamento dovrà esprimere il suo parere sull'avvio della Brexit con una votazione.

Il Governo non ha accolto favorevolmente questo giudizio, ma ha dichiarato che rispetterà la sentenza della Corte, ed ha già presentato alla Camera dei Comuni la proposta di legge per l'avvio dell'iter per l'uscita dall'Unione Europea. I parlamentari dovranno ora esprimere il proprio parere su questa proposta.

domenica 22 gennaio 2017

ADAMS: LA BREXIT METTE A RISCHIO GLI ACCORDI DI PACE DELL'IRLANDA DEL NORD

Gerry Adams, rappresentante del partito indipendentista Sinn Féin, considera il programma Brexit del Governo May come un atto ostile contro gli accordi del 1998.

Dopo il discorso programmatico del Premier britannico Theresa May sui futuri negoziati per la Brexit, le reazione sono state numerose e di diverso tipo.

Tra coloro che hanno accolto negativamente le parole della May c'è sicuramente Gerry Adams, presidente del Sinn Féin, il partito cattolico indipendentista nord-irlandese. Secondo Adams, infatti, il processo di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea metterà in pericolo gli accordi, faticosamente raggiunti alla fine degli anni '90, che hanno portato la pace in Irlanda del Nord dopo decenni di scontri sanguinosi.

Adams è convinto che la Brexit e l'uscita dell'UK dall'Unione Europea costituiscano un vero e proprio "atto ostile" nei confronti di quegli accordi: innanzi tutto, perchè la Brexit in un certo qual modo ricrea il confine tra Repubblica d'Irlanda  e Irlanda del Nord che gli accordi avevano abolito; poi, perchè la Brexit avrà, molto più in generale, una ricaduta negativa sugli effetti di tali accordi. Questa situazione, conclude Adams, crea i presupposti per una nuova spinta verso la riunificazione dell'Irlanda, con la separazione dell'Irlanda del Nord dal Regno Unito.

Oltre alla minaccia di un referendum per l'indipendenza della Scozia, quindi, il Governo britannico si troverà forse ad affrontare anche quella di una rinascita dei movimenti indipendentisti irlandesi.

lunedì 16 gennaio 2017

GOVERNO MAY PRONTO A UNA HARD BREXIT: MARTEDI' IL DISCORSO PROGRAMMATICO

La Premier britannica ha annunciato di voler procedere verso una separazione netta del Regno Unito dall'Unione Europea

Risultati immagini per theresa maySi terrà martedì 17 gennaio il discorso programmatico di Theresa May, Primo Ministro britannico,
in cui verrà annunciato il progetto di attuazione dell'uscita dall'Unione Europea. Secondo quanto riferiscono i media britannici, il Governo May ha maturato la decisione di muoversi verso una "hard Brexit", ovvero una Brexit senza compromessi: nel discorso di martedì verrà annunciata l'intenzione di lasciare il mercato unico europeo e di uscire dalla giurisdizione della Corte di Giustizia Europea.
Ma il discorso programmatico sarà anche occasione, per la Premier, per invitare tutti i cittadini britannici a far cadere i rancori tra sostenitori del Leave e del Remain, e a restare uniti per trasformare la Brexit in un successo.



lunedì 9 gennaio 2017

NICOLA STURGEON: SE SI OPTA PER UNA "SOFT BREXIT", LA SCOZIA POTREBBE RINUNCIARE AL REFERENDUM PER L'INDIPENDENZA

La Premier scozzese disposta a far cadere la minaccia del referendum per l'indipendenza se il Governo May, con la Brexit, manterrà l'accesso al mercato unico. "Ma non sto bluffando", ricorda la Sturgeon.

Risultati immagini per sturgeon nicolaIn un'intervista alla BBC, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon ha dichiarato di essere convinta che la Premier Theresa May non abbia alcun piano per quanto riguarda l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Ma ha anche riferito di essere disposta a raggiungere un compromesso con la May, a patto che lei voglia fare altrettanto.

Theresa May aveva precedente detto che non era possibile alcun accordo preferenziale per la Scozia, e che i progetti del governo sulla Brexit non erano affatto confusi, ma orientati ad ottenere i risultati più convenienti per i britannici in merito alle relazioni commerciali con l'Unione Europea.

Si sa che Sturgeon, a fronte dei risultati del referendum, con il 62% degli scozzesi contrari all'uscita dall'Unione Europea, aveva minacciato il governo centrale di indire un secondo referendum per l'indipendenza della Scozia. Adesso, ha annunciato che il referendum potrebbe essere messo da parte a condizione chela scelta del governo sia a favore della cosiddetta "Soft Brexit", ovvero di un'uscita dall'UE che però continui a garantire l'accesso dell'UK al mercato comune europeo. "Ma commetterebbero un grosso errore se pensassero che io stia bluffando, sull'indizione del referendum" ha ricordato alla fine dell'intervista.