giovedì 25 agosto 2016

NIGEL FARAGE DOPO LA BREXIT A SOPRESA SUL PALCO DI DONALD TRUMP

Il leader euroscettico britannico in Mississippi accanto al candidato repubblicano:  "Porto un messaggio di speranza, tenete gli scarponi se volete cambiare il Paese" 

pubblicato da: www.rainews.it

Nigel Farage, uno dei simboli della Brexit, ha fatto campagna per Donald Trump nel Mississippi portando quello che ha definito "un messaggio di speranza", perché "se volete che il Paese cambi, dovete tenere gli scarponi ai piedi", ha dichiarato Farage ai circa 15mila supporter del candidato repubblicano alla Casa Bianca. "Ci sono milioni di americani che sono stati delusi; che hanno attraversato momenti difficili; che sentono che la classe politica a Washington è distante da loro, che sentono che molti dei loro rappresentanti sono parti politicamente corrette dell'elite liberale dei media. Sentono che la gente non si batte per loro. Quindi - ha continuato Farage - avete un'opportunità fantastica con questa campagna. Potete uscire e sconfiggere i sondaggisti, i commentatori, sconfiggere Washington".

LE BANCHE UK INSISTONO PER L'ADOZIONE DEL "PATTO SVIZZERO"

Brexit, banchieri britannici premono per patto in stile svizzero con l’Ue

pubblicato da: www.wallstreetitalia.com

Città, Londra, Lavoro, SoldiL’Associazione dei banchieri britannici insieme con altri gruppi del settore stanno esercitando pressioni sul governo di Londra affinché venga negoziato con l’Unione Europea un patto analogo a quello che regola i rapporti bancari e assicurativi con la Svizzera. Il piano offrirebbe alle banche britanniche l’accesso al mercato unico e consentirebbe parimenti alle banche europee di operare nel Regno Unito: il piano della British Bankers’ Association sarà presentato al primo ministro Theresa May in settembre, fa sapere il Ft.
Ancora resterà da vedere come accordi come questo, che renderebbero più soffice l’evento della Brexit, potranno essere conciliati con la volontà politica di riconquistare un controllo dei flussi migratori, considerato incompatibile con l’apertura del mercato dai leader europei.

L'IMPATTO DI BREXIT SULLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE

Londra, la Brexit presenta il conto al Non profit

pubblicato da: www.avvenire.it

Nel Regno Unito il settore non profit cattolico della cooperazione internazionale potrebbe subire un inatteso contraccolpo a causa dell’uscita dall’Unione Europea. Solo due mesi fa, alla vigilia del referendum, voci prominenti della chiesa cattolica avevano espresso delle riserve in merito al possibile impatto della Brexit sulle agenzie umanitarie e il loro lavoro nei paesi in via di sviluppo. In particolare, il vescovo di Birmingham William Kenney aveva sollevato la questione dei finanziamenti europei.

L’incertezza attorno al futuro del disimpegno britannico impedisce di formulare previsioni sul destino dei fondi Ue destinati a queste organizzazioni, molte delle quali di orientamento religioso. Questa è la premessa che avanza Neil Thorns, direttore dell’advocacy e delle comunicazioni di Cafod, l’Agenzia ufficiale cattolica per gli aiuti umanitari di Inghilterra e Galles. Raggiunto nella sede nazionale di Londra, Thorns precisa, «Ciò che ci preoccupa maggiormente è l’indebolimento del ruolo globale del Regno Unito nel settore umanitario».

Solo nel 2014 il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale, ovvero il ministero per la cooperazione in UK, ha destinato 11.726 milioni di sterline agli Aiuti ufficiali allo sviluppo, facendo della Gran Bretagna uno dei maggiori attori sulla scena. Secondo Thorns, «all’interno del blocco europeo, siamo capaci di influenzare positivamente le politiche di aiuto dei nostri partner e della UE stessa. Ma al di fuori di essa potremmo perdere peso e visibilità ». Le aree sulle quali si interviene sono le più svariate, dall’aiuto umanitario al commercio etico, dai diritti umani alle questioni ambientali. «Ci chiediamo come continueremo a lavorare su queste tematiche, per le quali finora esisteva un modus operandi collaudato».

Nella nuova prospettiva degli accordi commerciali bilaterali, si dovrà fare attenzione a non annacquare la prospettiva etica. «Il Regno Unito dovrà rinegoziare i propri trattati commerciali Paese per Paese. Al di fuori della cornice comunitaria, come potremo essere sicuri che i nuovi accordi siano benefici per i paesi terzi, in via di sviluppo?».

La questione più spinosa resta quella dei finanziamenti, che per una grande organizzazione come Cafod ammontano al 5% del fatturato.

martedì 23 agosto 2016

LA MAY INVESTE TUTTE LE SUE ENERGIE PER VINCERE LA SCOMMESSA "BREXIT"

pubblicato da: uk.reuters.com

Il Primo Ministro Theresa May sta investendo tutte le energie del governo nell'obiettivo di ottenere il massimo vatnaggio per la Gran Bretagna, ma non avvierà la formale procedura per il "divorzio" prima della fine dell'anno, riferisce il suo portavoce.

Britain's Prime Minister Theresa May visits a joinery factory in London, Britain August 3, 2016. REUTERS/Neil HallAlla domanda su quanto riportato dai media, se cioè May voglia rimandare l'avvio dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che darebbe inizio all'effettiva procedura di uscita, fino alla fine del prossimo anno, così ha risposto il portavoce: "Il Primo Ministro sta esercitando il tipo di leaderhip che ci si deve aspettare per affrontare un incarico così difficile e complesso, e l'intera macchina governativa è stata messa in funzione per compiere questo compito. La notifica dell'articolo 50 non avverrà prima della fine del 2016".

(Riportato da William James, scritto da Elizabeth Piper, pubblicato da Stephen Addison)

EFFETTO BREXIT SU OPEL

A causa del Brexit, la controllata tedesca di General Motors ha annunciato il taglio di molte ore di lavoro negli impianti storici di Ruesselsheim e di Eisenach. Tutto dipenderà dal calo delle vendite dei modelli Insignia e Corsa in Gran Bretagna.

pubblicato da: www.milanofinanza.it

OpelEffetto Brexit su Opel. A causa del voto dei britannici sull'uscita dalla Ue, la controllata tedesca di General Motors ha annunciato il taglio di molte ore di lavoro. Secondo quanto ha specificato il portavoce della società, nei prossimi mesi sarà applicata la cig negli impianti storici di Ruesselsheim, vicino a Francoforte, e di Eisenach, nella Germania centrale, impianti specializzati nella produzione dei modelli Insignia e Corsa. "Non possiamo confermare l'esatto numero di giorni di lavoro che verranno tagliati", ha però precisato il portavoce, spiegando che "tutto dipenderà dal calo delle vendite dei modelli Insignia e Corsa in Gran Bretagna".

Il risultato del referendum, ha proseguito Opel, avrà inoltre un impatto sui risultati finanziari del gruppo in Europa se la sterlina dovesse restare ai livelli attuali per il resto dell'esercizio. Secondo il settimanale Der Spiegel, la cig in Opel dovrebbe durare 28 giorni distribuiti da qui a fine anno. Opel controlla la casa automobilistica inglese, Vauxhall, che produce auto in Gran Bretagna ma la quasi totalità dei componenti (oltre l'80%) viene importata dalla Ue con conseguenti effetti valutari negativi se la sterlina non si dovesse riprendere.

Già durante la presentazione dei risultati per il primo semestre, Karl-Thomas Neumann, ceo di Opel, aveva lanciato un allarme sulle conseguenze della Brexit per la società, quantificando le possibili perdite a 400 milioni di dollari (360 milioni di euro circa) entro fine anno. I problemi in Gran Bretagna potrebbero mettere a rischio il processo di risanamento della società che si era completato nel secondo trimestre di quest'anno con il primo utile operativo (137 milioni di dollari) da cinque anni a questa parte. General Motors ha da tempo preannunciato di voler chiudere il 2016 con le attività in Europa in utile, il primo dal 1999.

LAVORO A LONDRA: COSA E' CAMBIATO A DUE MESI DALLA BREXIT?

Lavoro a Londra: ecco quali sono stati i primi effetti della Brexit. Le preoccupazioni sono state confermate?

pubblicato da: www.investireoggi.it

Sono passati due mesi dal voto del referendum sulla Brexit in Inghilterra. Molte le preoccupazioni degli italiani emigrati, e non solo. Ma i primi dati sembrano smentire lo scenario pre-annunciato.

brexitNonostante il risultato del referendum sulla Brexit, in Inghilterra nell’ultimo trimestre la disoccupazione ha continuato a scendere. Nel trimestre aprile-giugno le persone senza lavoro sono state 1,64 milioni, il minimo storico degli ultimi otto anni. A ben vedere il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 4,9%, mentre il tasso di occupazione (74,5%) ha toccato il suo apice.

Positivo anche l’incremento del 2,4% delle retribuzioni medie in giugno, in seguito all’entrata in vigore di un nuovo salario minimo più alto.

In questa prima fase quindi non si è verificato il temuto rallentamento occupazionale pronosticato da alcuni economisti. Vero è che tra il momento del referendum e quello dell’effettiva uscita dell’Inghilterra dall’Ue sotto tutti gli aspetti passeranno due anni quindi sicuramente due mesi sono pochi. E’ innegabile però che quella britannica fino ad oggi ha dimostrato di essere un’economia solida e stabile, come ha sottolineato commentando i dati detto Howard Archer, economista di IHS Global Insight. Resta l’esigenza di tenere sotto controllo il mercato nei prossimi mesi.

Joshua Mahony, analista di IG a Londra è quindi abbastanza positivo anche sul futuro, almeno quello a breve termine: “i dati potrebbero dissipare la convinzione della Banca d’Inghilterra di dover intervenire di nuovo nei prossimi mesi. Forse l’ulteriore taglio dei tassi accennato da Mark Carney diventerà realtà più tardi del previsto”.


LA MERKEL A VENTOTENE PARLA DI TERRORISMO, INTEGRAZIONE E BREXIT

Merkel: Brexit scelta «irrevocabile»

pubblicato da: www.ilsole24ore.com

Il terrorismo islamico? Un fenomeno che esisteva già prima dell’afflusso record di rifugiati, che comunque impone un rafforzamento delle misure di sicurezza. Il burqa? Un ostacolo all’integrazione. Mentre Brexit è una scelta «irrevocabile» dei britannici.

È una Angela Merkel a tutto campo quella che nelle ultime 24 ore ha parlato delle principali sfide dell’Europa, alla vigilia di due appuntamenti che proprio su questi nodi saranno incentrati: il trilaterale di lunedì a Ventotene, dove la cancelliera tedesca incontrerà il premier italiano Matteo Renzi e il presidente francese François Hollande (proprio ieri l’Eliseo ha confermato la partecipazione del capo dello Stato al vertice) e il summit a 27 sul futuro dell’Europa, che si terrà il 16 settembre a Bratislava.

 In vista del Consiglio Ue, la cancelliera ha incontrato ieri sera Donald Tusk. Né il presidente del Consiglio europeo, né quello della Commissione, Jean-Claude Juncker, prenderanno parte all’incontro di Ventotene, ma hanno fatto sapere, tramite i rispettivi staff, di voler consultare tutti i leader dell’Unione prima di Bratislava. (...)

La cancelliera ha toccato mercoledì sera la delicata questione del terrorismo e dei possibili legami con i flussi di rifugiati. «Stiamo assistendo - ha detto - ai tentativi dei gruppi islamisti di reclutare profughi. Ma il terrorismo islamico - ha aggiunto - non è arrivato con i rifugiati: ce l’avevamo già».
La cancelliera ha dunque difeso, ancora una volta, la sua politica della porta aperta, che ha portato all’ingresso di oltre un milione di migranti in Germania dall’inizio dell’anno scorso. (...)

Dello stesso tenore la presa di posizione su un tema caldo del dibattito estivo, il diritto di indossare il burqa, affidato in questo caso a un’intervista alla rete giornalistica Rnd. «Dal mio punto di vista - ha spiegato la cancelliera - in Germania una donna completamente velata ha poche possibilità di integrarsi». (...)

Su Brexit, infine - tema centrale a Ventotene e a Bratislava - Merkel in un’intervista ha confermato la sua linea soft, soprattutto sui tempi: «Il processo di uscita è ancora tutto da percorrere, ma la decisione è irrevocabile. Dobbiamo negoziare sulla base dei nostri interessi».

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IN CRESCITA LA VENDITA DI DIAMANTI, DOPO LA BREXIT

Diamanti, sprint dopo il referendum su Brexit

pubblicato da: www.ilsole24ore.it

Diamanti sono una risorsa finita: un giorno neppure molto lontano (si parla del 2030) le miniere si esauriranno. Inoltre non tutti i diamanti sono uguali e per trovarli serve una specie di caccia al tesoro: come ricorda l’Investment Diamond Center di Londra, bisogna muovere 250 tonnellate di materiale per trovare un carato (pari a un quinto di grammo) di diamante.

Diamante, Brillante, Gemma, GioielloLa produzione annuale mondiale è di circa 100 milioni di carati: solo il 50% può essere usato in gioielleria e soltanto l’1% ha la qualità necessaria per diventare un diamante d’investimento. Negli ultimi cinquant’anni il valore delle pietre ha continuato a crescere, almeno a una cifra, anche se calcolare l’esatto Cagr è difficile perché non sempre i gemmologi concordano sul complesso sistema di valutazione delle “cinque C” (Carat, Color, Clarity, Cut, Certificate).

Chi sceglie i diamanti non deve pensare a un guadagno immediato: per molti non si tratta di investimento speculativo, ma di medio e lungo termine, senza garanzia di riacquisto e su un mercato volatile nel quale i prezzi praticati dai dealer rimangono spesso opachi.

Ai fini della diversificazione del portafoglio i beni reali possono comunque portare un contributo: forse è proprio per questo che – in Italia e non solo – nel primo semestre e in particolare a partire dal 23 giugno, giorno del referendum sulla Brexit, le vendite di diamanti e il loro valore hanno continuato a crescere.

Esemplare il caso della Diamond Private Investment, leader nel nostro Paese nei diamanti da investimento, con una quota di mercato del 65%: «Nel 2015 il nostro fatturato è raddoppiato e nei primi mesi del 2016 abbiamo superato i 15mila investitori – spiega l’amministratore delegato Maurizio Sacchi –. La storia dimostra che il valore dell’investimento non è correlato all’andamento dei mercati finanziari e generalmente offre rendimenti che si collocano sempre a un punto, un punto e mezzo percentuale sopra l’inflazione reale. Consigliamo comunque di non destinare più del 5% del proprio portafoglio ai diamanti: la parola magica è sempre diversificazione».

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L'INVITO DI MATTARELLA A RILANCIARE L'INTEGRAZIONE DOPO LA BREXIT

Mattarella: «De Gasperi uno dei padri dell'Europa, dopo Brexit rilanciare integrazione»

pubblicato da: www.ilsole24ore.it

Alcide de Gasperi è anche uno dei padri dell'Unione europea» e «dopo Brexit serve ora un rilancio dell'integrazione, non un appiattimento sulle resistenze che hanno condotto a quel risultato negativo». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della lectio degasperiana sul tema «70 anni di una Repubblica europea. La visione e il coraggio di Alcide De Gasperi» tenuta oggi a Pieve Tesino, in Trentino. «De Gasperi fu anche il costruttore di una diversa idea di patria», un «patriottismo solido ed europeo» ha aggiunto Mattarella, che prima della lectio ha scoperto una targa in memoria dello statista trentino nel museo della sua casa natale.

Secondo il Capo dello Stato, dopo Brexit l'Ue «non può ritirarsi dalle sue responsabilità e il cosiddetto metodo intergovernativo nelle decisioni non può surrogare il valore democratico delle istituzioni europee, specie del Parlamento di Strasburgo». Il rilancio dell'integrazione è necessario anche perchè «a sfide sempre più globali occorrono risposte politiche europee, concordate a tutti i livelli - ha continuato Mattarella- sia il terrorismo, siano le crisi finanziarie, sia il tema delle migrazioni, nessun Paese è in grado di affrontarle da solo, soprattutto in Europa». E per il presidente dunque «cornice repubblicana e cornice europea insieme sono quindi l'ambito più efficace dell'iniziativa dell'Italia contemporanea». «Non sono le banche o le transazioni commerciali che hanno determinato
l'Unione europea - ha continuato Mattarella - ma uomini politici e parlamenti lungimiranti: non sono le crisi finanziarie che potranno distruggerla, ma soltanto la nostra miopia nel non riconoscere il bene comune».

«La nostra Repubblica ha settant'anni, le sue origini sono basilari per
l'identità dell'Italia» ha detto il Capo dello Stato, spiegando che sotto la guida di De Gasperi « è stata garantita la continuità dello Stato italiano, sancendo contemporaneamente la discontinuità rispetto alla monarchia e al regime fascista e poggiando la nuova costruzione democratica su basi diverse da quelle incerte ereditate dallo Stato liberale». 
«De Gasperi fu anche il costruttore tenace di una diversa idea di Patria - ha aggiunto Mattarella - e con la opzione repubblicana nasce un patriottismo basato sul legame indissolubile tra libera scelta democratica del popolo e istituzioni». Leggi intero articolo su: www.ilsole24ore.it

STERLINA AI MINIMI STORICI? CONSIGLI PER INVESTIRE IN IMMOBILIARE E TITOLI

Brexit affossa sterlina? Come fare soldi con immobiliare e titoli

pubblicato da: www.wallstreetitalia.com

LONDRA (WSI) – Dopo la Brexit, la sterlina è ai minimi storici e il Pil del Regno Unito si sta inevitabilmente spingendo verso la zona-recessione. Ed è per questi motivi che la Banca d’Inghilterra ha deciso di tagliare i tassi di interesse dello 0,25% e ha annunciato al contempo l’aumento degli acquisti di titoli di Stato per 60 miliardi di sterline, di cui 10 destinati alle obbligazioni societarie. In un tale contesto, cosa può fare per guadagnare qualcosa l’investitore italiano? Le strade che si prospettano, secondo quanto riporta un articolo de Il Giornale,  sono quattro.

Partendo dalla sterlina, le stime per i prossimi 12 mesi parlando di una continua svalutazione della valuta inglese di un ulteriore 5%.  Potrebbe essere un buon investimento così investire in un etf short Gbp long euro che potrebbe permettere di guadagnare un +5%. Presenta rischi maggiori l’investimento degli etf short Gpb long euro a leva 3 o a leva 5. (...)

Il consiglio?
“Fissare livelli di perdita massima e di guadagno minimo raggiunti i quali conviene disinvestire: per esempio, un livello minimo di guadagno del 15% e una soglia di perdita massima del 10%”. Altra possibilità di investimento è nel paniere di azioni dell’indice Ftse100 di Londra tramite un fondo o un etf. Secondo gli analisti i profitti delle azione del Ftse100 potrebbero aumentare del 15% nel giro di un anno e, pur considerando la svalutazione della sterlina, il guadagno potrebbe essere del 10% nei prossimi 12 mesi. Il consiglio è sottoscrivere fondi o etf che permettono di investire in azioni inglese con copertura del rischio di cambio. I prodotti più gettonati? il comparto Aberdeen Global – UK Equity Fund Z2 Base Currency Exposure o l’etf iShares MSCI UK Large Cap UCITS ETF.

La terza strada di guadagno punta sulle obbligazioni societarie, sia con quelle con tagli superiori – investment grade, IG – che quelle cosiddette speculative – high yeld, HY. Secondo gli esperti però le obbligazioni IG dovrebbero rendere nei prossimi 12 mesi il 4%, contro il 7% che invece potrebbero rendere  i titoli HY. Altro segmento molto interessate è rappresentato dai fondi e etf inflation linked inglesi che beneficiano dell’inflazione.

“Ora incorporano un tasso dei prezzi al consumo (+0,4%) minimo e uno atteso (1% a 12 mesi) piuttosto ridotti: secondo diversi esperti, però, l’inflazione inglese potrebbe attestarsi al 2% entro la prossima estate. Se questo scenario si materializzasse, i fondi e gli etf inflativi linked inglesi potrebbero generare un rendimento complessivo (cedola e prezzo) dell’8% (3% al netto della svalutazione delle sterlina)”.

Infine altra possibilità di guadagno per l’investitore italiano a Londra è l’immobiliare. L’attuale quadro economico del Regno Unito ha abbassato del 20-30% i prezzi degli immobili nel paese, ma va sempre considerato che occorre disporre di un certo capitale – la cifra necessaria si aggira intorno ai 150-200mila euro – e le pratiche legali sono abbastanza complicate visto che con la Brexit tutto è ora rimesso in discussione. (...)
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BANCA CENTRALE EUROPEA: ECONOMIA AREA EURO PIU' A RISCHIO DOPO BREXIT

La Bce su Brexit: rischi in aumento per l’economia, l’incertezza resta alta

pubblicato da: www.ilsole24ore.it

Il presidente della Bce, Mario Draghi (Afp)I rischi di un peggioramento dell'economia dell'area dell'euro «sono aumentati soprattutto per effetto del risultato del referendum in Gran Bretagna» ma le stime al riguardo «sono ancora soggette a un alto livello di incertezza così che la situazione richiede molta cautela nel valutare gli andamenti futuri». È quanto si legge nel protocollo della riunione che il Consiglio direttivo della Bce ha tenuto il 20-21 luglio a Francoforte, riguardo all'esito del referendum del 23 giugno sull'uscita britannica dalla Ue, precisando che su questo punto è emerso «ampio consenso». Allo stesso tempo si sottolinea come «la reazione dei mercati finanziari dell'area dell'euro sia stata più contenuta di quanto si potesse prevedere sia nella risposta iniziale sia nel parziale recupero che è seguito».

Secondo il board della banca centrale «i dati in arrivo confermano lo scenario di base di una ripresa economica moderata e di tassi di inflazione in aumento» nell'area dell'euro. Ancora nelle minute rese note oggi si sottolinea che «anche se l'incertezza è aumentata dopo l'esito del referendum britannico sulla Ue, nondimeno è stato valutato che fosse prematuro valutarne le possibili implicazioni economiche per l'area dell'euro». Nei prossimi mesi, questa la conclusione, «mano a mano che si rendono disponibili più informazioni, comprese le nuove stime dello staff di economisti della Bce, il Consiglio direttivo si troverà in una situazione migliore per riprendere in esame le condizioni e i rischi macroeconomici di base». Nel frattempo, l’Eurotower «dovrà continuare a seguire con molta attenzione gli andamenti economici e dei mercati finanziari», confermando di essere pronta «ad agire se necessario per raggiungere l'obiettivo di stabilità dei prezzi".

Quanto ai ribassi accusati in Borsa dalle banche dell'area dell'euro dopo il referendum sulla Brexit, durante la discussione è stato evidenziato come i cali dei titoli bancari «possono essere dovuti in parte all'impatto diretto del referendum». D'altra parte questi «riflettono anche la continua debolezza di base della redditività bancaria, dovuta a sua volta a un periodo prolungato di crescita moderata e di bassi tassi di interesse ma anche a questioni del passato come i livelli, ancora molto elevati in alcune parti del sistema bancario dell'area dell'euro, dei prestiti problematici», gli Npl, «che continuano a pesare sui bilanci bancari».

Durante la riunione «è stato fatto presente che queste vulnerabilità tendono a riemergere con ogni nuovo shock che rappresenti un rischio per la ripresa dell'economia dell'area». Anche se la volatilità dei titoli bancari in Borsa «non rappresenta di per sé una preoccupazione, nondimeno richiede attenzione - si legge ancora nel protocollo - nel caso in cui dovesse indebolire il funzionamento del canale degli impieghi bancari» e di conseguenza «la trasmissione della politica monetaria all'economia reale dell'Eurozona». In ogni caso, è la valutazione finale, il sistema bancario dell'area dell'euro «viene considerato molto più solido rispetto alla valutazione complessiva dei bilanci bancari condotta nel 2014».

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lunedì 22 agosto 2016

UK, FUNZIONARI BREXIT ANCORA SENZA UFFICIO: SI RIUNISCONO AL COFFEE SHOP

La Brexit è ancora distante: a due mesi dal referendum i funzionari non hanno l'ufficio e si incontrano da Starbucks

pubblicato da: www.hufingtonpost.it

STARBUCKSBrexit o non Brexit, questo è il problema. A due mesi esatti dal referendum che ha sancito l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, i passi burocratici per cominciare la trattativa con Bruxelles sono ancora incerti e titubanti. Tanto che, come sottolinea il quotidiano britannico Guardian, i funzionari che dovrebbero prendere le redini dell'accordo con l'Ue non hanno ancora un ufficio e sono costretti a tenere le riunioni all'interno di Starbucks.

La nuova premier Theresa May ha creato appositamente due nuovi ministeri: il dipartimento incaricato materialmente della Brexit e il ministero del commercio internazionale.

Ebbene, secondo il Guardian il primo di questi dicasteri ha assunto soltanto 150 dei 250-300 funzionari di cui avrà bisogno e non ha ancora una sede vera e propria. Servono soprattutto negoziatori, avvocati, economisti, esperti di normative e management consultants che dovranno essere assunti dal settore privato, per un costo di 250mila sterline l'anno ciascuno: lavorare e definire la Brexit potrebbe coinvolgere 10mila funzionari ed esperti per un costo totale di 5 miliardi di sterline.

Uno dei primi e fondamentali nodi da sciogliere per la Gran Bretagna, prosegue il Guardian, è la modalità con la quale vorrà rimanere in rapporto con il mercato unico europeo: membro, com'è ora, oppure con una clausola di accesso, oppure tramite un accordo che sarà lungo e dettagliatissimo da concludere.

Intanto Theresa May ha deciso che non chiederà per il momento l'inizio dell'iter dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che regola l'uscita dall'Unione europea, perché in quel caso il processo di transizione durerebbe appena due anni e sarebbe tosta per il Regno Unito. Il governo di Londra invece preferisce la linea morbida: che Brexit sia, ma con un tempo di riflessione più lungo e ragionato.

sabato 20 agosto 2016

BREXIT: A RISCHIO LE "RIMESSE" DEI MIGRANTI

Il crollo della sterlina dovuto alla Brexit rende piú difficile per le migliaia di migranti che lavorano in gran Bretagna spedire denaro a casa

pubblicato da: www.affaritaliani.it

Sterlina debole, rischiano le rimesse dei migrantiL'effetto della Brexit sulle rimesse dei migranti é forse l'aspetto meno evidente dello sconvolgimento finanziario e politico causato dal voto dei cittadini britannici al referendum di giugno. Eppure il crollo della sterlina, successivo alla vittoria del Leave, ha messo a rischio i risparmi che milioni di lavoratori immigrati spediscono a casa ogni mese per aiutare le famiglie rimaste in patria.

Sono 25 i miliardi di dollari spediti a casa dai migranti
Polacchi, ungheresi, indiani, pachistani ma non solo. Sono centinaia di migliaia i migranti che lavorano nel Regno Unito e l'anno scorso hanno spedito a casa qualcosa come 25 miliardi di dollari. Eppure il crollo del valore della sterlina rispetto alle altre valute internazionali ha di fatto sgretolato i risparmi e le rimesse dei migranti.

In pericolo le economie di alcuni Paesi in via di sviluppo
Le conseguenze, dicono gli esperti, sono principalmente due. La prima é il possibile ritorno in Patria, o in altri stati, dei lavoratori immigrati che cercheranno nuovi paesi in cui lavorare per poi spedire a casa i soldi. Ma l'effetto negativo si fará sentire per i Paesi in via di sviluppo. Le rimesse dei migranti sono infatti i veri aiuti allo sviluppo. Servono alle famiglie a casa non solo a sopravvivere, ma anche ad aprire piccoli attivitá e a far crescere l'economia.

Inflazione sale dello 0,6% a luglio
Sale a luglio l'inflazione in Gran Bretagna: secondo quanto riferisce l'Ufficio per le statistiche nazionali, l'indice dei prezzi al consumo annuo e' cresciuto dello 0,6%, ai massimi da novembre 2014, dopo il rialzo dello 0,5% registrato a giugno. Gli analisti prevedono che l'inflazione britannica crescera' ulteriormente nei prossimi mesi a seguito dell'indebolimento della sterlina dopo il referendum sulla Brexit.

BREXIT: INFLAZIONE IN AUMENTO IN UK

Brexit spinge l’inflazione inglese ai massimi da 20 mesi

pubblicato da: www.ilsole24ore.it

Brexit fa salire i prezzi in Gran Bretagna: l'inflazione in luglio è aumentata ai massimi da venti mesi e secondo gran parte degli economisti continuerà a salire fino al 2017. L'annuncio dell'Ufficio nazionale di Statistica (Ons) ieri ha risvegliato la sterlina, che ha invertito la traiettoria discendente degli ultimi giorni riguadagnando terreno sull'euro e soprattutto sul dollaro.

Secondo i dati diffusi ieri dall'Ons, i primi dopo il referendum sulla Ue, l'indice dei prezzi al consumo è passato dallo 0,5% di giugno allo 0,6% di luglio, salendo oltre le previsioni degli analisti. E' il tasso più alto dal novembre 2014, dovuto al fatto che dopo Brexit la sterlina ha perso circa il 10% contro l'euro e il 13% contro il dollaro, facendo aumentare i costi delle importazioni. A pesare, secondo l'Ons, è stato soprattutto l'aumento dei costi di carburante, alcolici, alberghi e ristoranti. 

In ascesa anche l'indice dei prezzi al dettaglio, che è salito dall'1,6% di giugno all'1,9% di luglio, e l'indice dei prezzi alla produzione, che è salito dello 0,3%, il livello massimo da oltre due anni, a causa dell'impatto dell'aumento dei costi delle materie prime importate. Il calo della sterlina ha fatto aumentare del 4,3% i prezzi dei fattori produttivi in luglio, dopo un calo dello 0,5% in giugno, secondo l'Ons. Particolarmente pronunciato l'incremento dei prezzi delle importazioni di prodotti alimentari (+10,2%) e di metalli (+12,4 per cento).

Sembra quindi destinata ad avverarsi la previsione della Banca d'Inghilterra che l'inflazione, che l'anno scorso è stata zero, supererà il target previsto del 2% sia nel 2017 che nel 2018. (...)

I limiti all'immigrazione che potranno essere imposti dopo Brexit porteranno a un modesto aumento dei salari dei lavoratori meno qualificati tra lo 0,2% e lo 0,6%, secondo un rapporto del centro studi Resolution Foundation pubblicato ieri, ma l'incremento sarà del tutto vanificato – nel breve termine dall'aumento dell'inflazione e sul lungo termine dal rallentamento dell'economia britannica.

La sfida per la Banca d'Inghilterra nei prossimi mesi è stimolare la crescita, tutelare l'occupazione e prevenire una recessione dovuta all'incertezza sul futuro della Gran Bretagna fuori dalla Ue.

MINISTRO PER BREXIT IN GALLES NECESSARIO PER COORDINARE IL DOPO BREXIT

Il Galles ha bisogno di un ministro dedicato alla Brexit per coordinare la replica della regione all'uscita dall'UE: così ha detto un ex consulent del Governo gallese

pubblicato da: bbc.co.uk

Il Prof Gerry Holtham ha affermato che il progetto per la convocazione di un gruppo di consulenza formato da economisti ed esperti è "probabilmente non sufficiente".

Carwyn JonesHa inoltre dichiarato che aspettarsi che il Primo Ministro Carwyn Jones ggiunga la Brexit all'elenco delle sue responsabilità sarebbe chiedere troppo. L'economista sostiene che un ministro dedicato al tema Brexit avrebbe invece le risorse e il personale sufficienti per occuparsi dell'incarico.

Il Prof Holtham, che ha precedentemente condotto un'indagine sui finanziamenti del Governo del Galles, ha detto che il gruppo di consulenza è senz'altro una buona idea nei termini di un supporto nelle negoziazioni più complesse, sostenendo che sia i politici gallesi che quelli UK "non hanno abbastanza esperienza e conoscenze". Però, avverte il professore della Metropolitan University di Cardiff, il gruppo non sarebbe sufficiente.

Leggi l'intero articolo (in lingua inglese) su www.bbc.co.uk