''Per preparare le trattative Brexit serve del tempo, sia a noi che all'Unione Europea": così riferisce la portavoce della premier britannica Theresa May alla conclusione di un incontro a Downing Street col presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. COme si legge su ANSA, oggetto dell'incontro sono stati le modalità e le tempistiche del processo di uscita dell'UK dall'UE. La May ha anche in parte smentito il fatto che Tusk volesse fare pressioni su Londra dichiarando che l'iter di uscita doveva essere attivato ''il più presto possibile''. Infine, la May ha confermato l'intenzione di non iniziare il processo prima del 2017.
giovedì 8 settembre 2016
IL PREMIER MAY SU BREXIT: PER I NEGOZIATI SERVE TEMPO
In seguito alla conferenza con Tusk, il Primo Ministro britannico ridimensiona le pressioni sulla Gran Bretagna
EPISODI DI RAZZISMO IN AUMENTO NEL REGNO UNITO DOPO VITTORIA DELLA BREXIT
In una piccola città inglese a circa 50 chilometri da Londra, Harlow, a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro si sono verificati due episodi di aggressione contro persone di cittadinanza polacca. Un uomo di circa 30 anni ha riportato ferite alla testa, mentre un coetaneo ha subito una frattura al setto nasale. I due sono stati aggrediti davanti a un pub. Il 27 agosto, un altro cittadino polacco, un operaio di 40 anni, era stato ucciso in quello che la polizia britannica ha definito un"atto di odio xenofobo”. I cittadini di Harlow sono convinti che si tratti di un incremento di odio razziale suscitato dalla vittoria del "Leave" nel referendum per la Brexit, e motivato dalla profonda crisi economica e sociale che coinvolge i giovani in tutto il Regno Unito. Del resto, aggrressioni ed episodi di violenza verbale si sono verificati non solo ad Harlow, ma in tutto il paese.
Il Ministro degli Esteri e il Ministro degli interni polacchi si sono recati a Londra per richiedere al governo britannico una migliore protezione dei loro cittadini.
Il Ministro degli Esteri e il Ministro degli interni polacchi si sono recati a Londra per richiedere al governo britannico una migliore protezione dei loro cittadini.
IL CONSIGLIO EUROPEO INVITA LA GRAN BRETAGNA AD AVVIARE BREXIT AL PIU' PRESTO
Incontro tra il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il Primo Ministro britannico Theresa May
Il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk è stato accolto dal Premier britannico Theresa May negli uffici londinesi di Downing Street per un incontro. La riunione ha riguardato le modalità e le tempistiche dei processi per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, in seguito al referendum del 23 giugno scorso che ha decretato la vittoria della Brexit.
Il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk è stato accolto dal Premier britannico Theresa May negli uffici londinesi di Downing Street per un incontro. La riunione ha riguardato le modalità e le tempistiche dei processi per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, in seguito al referendum del 23 giugno scorso che ha decretato la vittoria della Brexit.
Donald Tusk ha affermato che ora è Londra ad avere in mano la situazione, ed ha invitato il governo britannico ad attivarsi al più presto per iniziare il processo di uscita.
LE RISPOSTE DI CARNEY SULLA BREXIT
Le risposte di Mark Carney, governatore della Bank of England, alle domande sulla Brexit.
Era molto attesa l'intervista al governatore della Bank of England Mark Carney sul tema della Brexit e delle decisioni intraprese al riguardo nel corso delle ultime settimane.
L'impressione generale in merito è che le tanto paventate conseguenze negative dell'uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea siano ancora lontane, così come il rischio di recessione.
La Bank of England ha deciso di procedere con il taglio dei tassi di interesse, e questo potrebbe rivelarsi un incentivo sufficiente, senza che si debba arrivare all'azzeramento dei tassi.
Nel Q&A, Mark Carney ha sostanzialmente difeso l’operato della Bank of England. Carney era tra gli oppositori della Brexit, perchè convinto che un'uscita del Regno Unito dall’Unione Europea avrebbe portato il paese in uno stato di recessione prolungato dal quale sarebbe stato lungo e difficile uscire.
L'impressione generale in merito è che le tanto paventate conseguenze negative dell'uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea siano ancora lontane, così come il rischio di recessione.
La Bank of England ha deciso di procedere con il taglio dei tassi di interesse, e questo potrebbe rivelarsi un incentivo sufficiente, senza che si debba arrivare all'azzeramento dei tassi.
Nel Q&A, Mark Carney ha sostanzialmente difeso l’operato della Bank of England. Carney era tra gli oppositori della Brexit, perchè convinto che un'uscita del Regno Unito dall’Unione Europea avrebbe portato il paese in uno stato di recessione prolungato dal quale sarebbe stato lungo e difficile uscire.
mercoledì 7 settembre 2016
PRIMI EFFETTI BREXIT: LLOYD'S SAREBBE PRONTA A LASCIARE LA CITY
L'uscita del Regno Unito dalla Ue inizia a provocare i primi danni alla capitale inglese. La compagnia assicurativa sta considerando di trasferire la sede al di fuori dell'UK.
Nonostante il nome completo, “Lloyd’s of London”, la più celebre compagnia di assicurazioni al mondo potrebbe lasciare Londra, città in cui è nata 328 anni fa. Secondo quanto riferisce il quotidiano Repubblica, infatti, il presidente di Lloyd’s Nelson avrebbe dichiarato che, nell'ottica della compagnia assicurativa, “mantenere l'accesso all’Unione Europea è fondamentale” e che pertanto “se non si è in grado di accedere al mercato unico europeo, la conseguenza inevitabile per la Lloyd’s sarà che il trasferimento del business in un altro paese UE. Questo ovviamente avrà un impatto su Londra”.
Queste parole, riportate dal Financial Times, hanno fatto tremare la City, dove il settore assicurazioni impiega 50 mila persone e contribuisce a oltre un quinto dei guadagni annuali.
La Lloyd’s, sempre secondo le parole del presidente, manterrebbe comunque il quartier generale e la propria sede legale nella capitale britannica. Ma anche solo spostare in un altro paese una parte delle operazioni sarebbe una decisione di forte effetto per quella che è una delle capitali della finanza mondiale. Il presidente della Lloyd’s non ha detto quali città sarebbero candidate a ospitare la sede "europea", ma secondo indiscrezioni Dublino sarebbe fra le ipotesi più accreditate, perché vicina a Londra, di lingua inglese e già sede delle operazioni europee di numerose aziende globali.
Nelson ha infine aggiunto che il governo May dovrebbe comunicare le sue intenzioni riguardo a Brexit il più presto possibile, perchè l’incertezza per un periodo prolungato non potrà che essere dannosa, e comportare conseguenze negative. Ma il governo di Theresa May non sembra in procinto di dare indicazioni chiare entro breve tempo.
Queste parole, riportate dal Financial Times, hanno fatto tremare la City, dove il settore assicurazioni impiega 50 mila persone e contribuisce a oltre un quinto dei guadagni annuali.
La Lloyd’s, sempre secondo le parole del presidente, manterrebbe comunque il quartier generale e la propria sede legale nella capitale britannica. Ma anche solo spostare in un altro paese una parte delle operazioni sarebbe una decisione di forte effetto per quella che è una delle capitali della finanza mondiale. Il presidente della Lloyd’s non ha detto quali città sarebbero candidate a ospitare la sede "europea", ma secondo indiscrezioni Dublino sarebbe fra le ipotesi più accreditate, perché vicina a Londra, di lingua inglese e già sede delle operazioni europee di numerose aziende globali.
Nelson ha infine aggiunto che il governo May dovrebbe comunicare le sue intenzioni riguardo a Brexit il più presto possibile, perchè l’incertezza per un periodo prolungato non potrà che essere dannosa, e comportare conseguenze negative. Ma il governo di Theresa May non sembra in procinto di dare indicazioni chiare entro breve tempo.
"MIRACOLO BREXIT?" NEL REGNO UNITO E' CRESCITA ECONOMICA, NONOSTANTE LE PREVISIONI
Gli economisti inglesi hanno dovuto rivedere le previsioni sul post-Brexit: non c'è recessione ma crescita. Sarà il "miracolo Brexit"?
Probabilmente è ancora presto per dirlo con certezza, ma di certo in questi giorni gli economisti londinesi hanno dovuto rivedere le previsioni di decrescita, perchè, a pochi mesi di distanza dal referendum Brexit, i dati economici in UK si rivelano sorprendente saldi e in crescita.
Nei giorni successivi al referendum del 23 giugno, gli esperti di economia della City si erano espressi in maniera molto critica sulla prospettive di crescita economica per il Regno Unito, prevedendo una vera e propria contrazione del PIL per due trimestri. Tecnicamente, una recessione. Secondo un sondaggio avvenuto pochi giorni dopo il referendum, il 71% degli intervistati avevano prospettato una recessione sia per il 2016 che per il 2017.
Invece, a sorpresa, da Londra arrivano dati molto incoraggianti.
I dati sulle vendite al dettaglio e sul settore manufatturiero dei mesi di luglio e agosto hanno spinto gli economisti inglesi a correggere le loro previsioni.
Morgan Stanley ha dichiarato di aver valutato nuove previsioni di crescita, ora che l'UK ha superato la fase iniziale di forte frenata in vista di una recessione - ora tecnicamente evitabile.
Credit Suisse da parte sua afferma che l'impatto negativo della Brexit sia stato tutto sommato inferiore a quanto ci si era aspettati a fine giugno.
Per adesso, insomma, la Brexit sembra fare bene fa bene al regno Unito, ed un segnale è sicuramente il passaggio da previsioni di recessione a previsioni di crescita.
Probabilmente è ancora presto per dirlo con certezza, ma di certo in questi giorni gli economisti londinesi hanno dovuto rivedere le previsioni di decrescita, perchè, a pochi mesi di distanza dal referendum Brexit, i dati economici in UK si rivelano sorprendente saldi e in crescita.Nei giorni successivi al referendum del 23 giugno, gli esperti di economia della City si erano espressi in maniera molto critica sulla prospettive di crescita economica per il Regno Unito, prevedendo una vera e propria contrazione del PIL per due trimestri. Tecnicamente, una recessione. Secondo un sondaggio avvenuto pochi giorni dopo il referendum, il 71% degli intervistati avevano prospettato una recessione sia per il 2016 che per il 2017.
Invece, a sorpresa, da Londra arrivano dati molto incoraggianti.
I dati sulle vendite al dettaglio e sul settore manufatturiero dei mesi di luglio e agosto hanno spinto gli economisti inglesi a correggere le loro previsioni.
Morgan Stanley ha dichiarato di aver valutato nuove previsioni di crescita, ora che l'UK ha superato la fase iniziale di forte frenata in vista di una recessione - ora tecnicamente evitabile.
Credit Suisse da parte sua afferma che l'impatto negativo della Brexit sia stato tutto sommato inferiore a quanto ci si era aspettati a fine giugno.
Per adesso, insomma, la Brexit sembra fare bene fa bene al regno Unito, ed un segnale è sicuramente il passaggio da previsioni di recessione a previsioni di crescita.
CAMBRIDGE PER LA PRIMA VOLTA SCENDE NELLA CLASSIFICA DELLE MIGLIORI UNIVERSITÀ
Cambridge risente dell'effetto Brexit nella classifica dei migliori atenei
La Brexit fa sentire i primi effetti sulle università britanniche. Per la prima volta da quando il Qs World University Ranking (istituito nel 2004) pubblica la classifica delle università internazionali, l'università di Cambridge scende dal podio e si classifica "solo" al quarto posto. E' il MIT (Massachussett Institute of Technology) a confermarsi la migliore Università del mondo, mentre l'ateneo di Stanford sale al secondo posto e quello di Harvard al terzo.
La Brexit fa sentire i primi effetti sulle università britanniche. Per la prima volta da quando il Qs World University Ranking (istituito nel 2004) pubblica la classifica delle università internazionali, l'università di Cambridge scende dal podio e si classifica "solo" al quarto posto. E' il MIT (Massachussett Institute of Technology) a confermarsi la migliore Università del mondo, mentre l'ateneo di Stanford sale al secondo posto e quello di Harvard al terzo.
La classifica è il risultato di un'analisi di più di 3800 università mondiali, tra le quali è stata selezionata la rosa dei 916 istituti inclusi nella classifica.
I criteri per individuare le migliori università sono stati: la quantità di risorse impiegate per l’insegnamento, la qualità della ricerca prodotta, l'occupabilità dei laureati e l'internazionalità i parametri utilizzati.
Tra gli istituti italiani, Bologna si è classificata 78esima, la Sapienza 90esima, il Politecnico di Milano 159esimo.
martedì 6 settembre 2016
MAY CONTRARIA AL "SISTEMA A PUNTI" PER IMMIGRATI PROPOSTO DA JOHNSON
Il sistema a punteggio sul modello australiano è stato sostenuto dai fautori della campagna del Leave
La premier britannica Theresa May è a intenzionata a bocciare la proposta di Boris Johnson, ministro degli Esteri, di introduzione di un sistema "a punti" per gli immigrati dopo che la Gran Bretagna avrà lasciato l'Unione europea. Questo metodo, affine a quello in vigore in Australia,era una delle proposte dei sostenitori del Leave durante la campagna per la Brexit.
Theresa May però è convinta che questo sistema non serva a risolvere il problema dell'immigrazione e che non ci siano le certezze che possa funzionare. Alcuni addirittura sarebbero convinti che questo metodo porterebbe a un aumento dell'immigrazione.
L'idea della Premier sarebbe invece quella di introdurre un sistema di permessi di lavoro per accettare quote di lavoratori differenziate per i vari settori economici.
Inoltre, la May non esclude la possibilità di un un trattamento preferenziale a favore degli immigrati dall'Unione Europea previo accordo con Bruxelles sulla Brexit.
L'idea della Premier sarebbe invece quella di introdurre un sistema di permessi di lavoro per accettare quote di lavoratori differenziate per i vari settori economici.
Inoltre, la May non esclude la possibilità di un un trattamento preferenziale a favore degli immigrati dall'Unione Europea previo accordo con Bruxelles sulla Brexit.
BREXIT: PARLAMENTO BRITANNICO SI PRONUNCIA NEGATIVAMENTE SULLA RICHIESTA DI TORNARE AL VOTO
Bocciata dal Parlamento la petizione per un secondo referendum Brexit
A più di due mesi di distanza dal referendum, il Parlamento britannico si è trovato a discutere sulla possibilità, richiesta da una petizione, di indire un secondo referendum. Le firme della petizione erano già iniziate il giorno successivo al referendum, ma il Parlamento ha scartato l’ipotesi di un ritorno alle urne. Tuttavia è stato necessario discutere la petizione che, come ogni altra, deve essere discussa in aula se si raggiungono le 100.000 firme: nel caso specifico, le firme raccolte sono state oltre 4 milioni.
John Penrose, ex Ministro Conservatore, ha detto che qualsiasi tentativo di annullare il voto del Leave risulterebbe nocivo per la fiducia del pubblico, puntando l’attenzione sulla perdita di credibilità dello strumento referendario se l’esito venisse ridiscusso con un'altra votazione.
A più di due mesi di distanza dal referendum, il Parlamento britannico si è trovato a discutere sulla possibilità, richiesta da una petizione, di indire un secondo referendum. Le firme della petizione erano già iniziate il giorno successivo al referendum, ma il Parlamento ha scartato l’ipotesi di un ritorno alle urne. Tuttavia è stato necessario discutere la petizione che, come ogni altra, deve essere discussa in aula se si raggiungono le 100.000 firme: nel caso specifico, le firme raccolte sono state oltre 4 milioni.
John Penrose, ex Ministro Conservatore, ha detto che qualsiasi tentativo di annullare il voto del Leave risulterebbe nocivo per la fiducia del pubblico, puntando l’attenzione sulla perdita di credibilità dello strumento referendario se l’esito venisse ridiscusso con un'altra votazione.
Insomma, la decisione è ormai stata presa e non si può tornare indietro. Il deputato laburisa David Lammy ha però dichiarato che «dopo due mesi e mezzo non sappiamo ancora di preciso che cosa significhi la Brexit e viviamo nell’incertezza. Ecco il perchè di questa petizione. Non sappiamo che forma assumerà la Brexit, nè se e quando possa avvenire».
In effetti, il Primo Ministro Theresa May non ha ancora parlato dei negoziati per uscire dall’Unione Europea, pur avendo ribadito la volontà di rispettare il voto del referendum: «Brexit vuol dire Brexit».
lunedì 5 settembre 2016
USCITA DELL'UK DAL MERCATO COMUNE: SARA' L'UE A PAGARNE IL PREZZO COMMERCIALE
Uno studio rivela che con l'uscita dell'UK dal mercato unico, l'UE potrebbe dover risarcire i Paesi con cui ha accordi commerciali.
Questa, secondo uno studio degli impatti per settore commissionato dalla Camera dei Comuni, sarebbe la conseguenza principale della Brexit.
In pratica il documento rivela che, "a meno che il Regno Unito non fornisca lo stesso livello di accesso al proprio mercato previsto dal regime attuale, c'è la possibilità che l'UE debba pagare un risarcimento ai Paesi con i quali ha un accordo commerciale, a seguito della restrizione del mercato originariamente concordato".
Ricordiamo che attualmente sono in vigore accordi commerciali bilaterali tra l'UE e 53 Paesi extra-europei, ai quali si aggiungono gli accordi sottoscritti con i Paesi dell'Area economica europea (Islanda, Liechtenstein, Norvegia).
domenica 4 settembre 2016
PRODI SI DICE SCETTICO SULL'IPOTESI DI UN "CONTAGIO" DELL'EFFETTO BREXIT
Il politico ammette però il rischio di un progressivo disgregamento del progetto europeo
Secondo l'opinione dell'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, la Brexit non provocherà un effetto "contagio" per gli Stati dell'Est, perché per loro "l'Europa è conveniente". Prodi però riconosce che è concreto il rischio "progressivo sfaldamento del progetto europeo". "Non penso a un contagio" dichiara anche perché per molti Stati che si lamentano, ad esempio quelli dell'Est, l'Europa è molto conveniente e l'uscita significherebbe la perdita di aiuti importanti per le loro economie".
Vero è però che Brexit segna, sempre secondo le parole di Prodi, "un ulteriore passaggio del progressivo sfaldamento del progetto europeo insieme all'indebolimento della Commissione e alla prevalenza di un'idea chiusa di nazione rispetto a un'idea aperta di comunità sovranazionale. E' un segnale di involuzione da parte di un'Europa sempre più dimentica della sua storia e della sua vocazione, che è di ponte tra i popoli".
sabato 3 settembre 2016
ABS EUROPEI: UNA NUOVA OPPORTUNITA' DI INVESTIMENTO DOPO LA BREXIT
Rispetto ai bond, gli ABS presentano il vantaggio di cedole a tassi variabili.


A due mesi di distanza dalla vittoria di Brexit, gli operatori finanziari sono alla ricerca di investimenti alternativi, in particolare sul mercato obbligazionario. Laurence Kubli e Matthias Wildhaber, portfolio managers di GAM, hanno rilevato buone possibilità negli ABS - asset-backed securities - ossia quelle obbligazioni emesse a fronte di operazioni di cartolarizzazione.
Di seguito, più nel dettaglio, l'analisi di Kubli e Wildhaber:
All’indomani della Brexit, gli investitori si sono rifugiati nelle obbligazioni tradizionali sebbene questi “porti sicuri” offrano rendimenti bassi o anche negativi. Gli Abs europei offrono rendimenti superiori e la maggior parte di questi ha cedole con tassi variabili che proteggono gli investitori dal rischio dei tassi e dal rischio di duration. Sin dal referendum, tali strumenti erano stati colpiti dall’incremento dei premi di rischio nella maggior parte dei settori, inclusi quelli .non direttamente esposti verso il Regno Unito; e ciò ha creato opportunità di investimento con valutazioni interessanti. Oltre alle opportunità legate alla Brexit, teniamo d’occhio anche un bacino di prestiti corporate attraverso i CLO (Collateralized Loan Obligations). Tranche senior di CLO sono molto ben protette dal rischio di default e offrono premi di rischio relativamente elevati. Le cedole a tasso variabile sono basate sull’Euribor al quale viene sommato uno spread. Per la maggior parte dei CLO emessi da metà 2015, il tasso Euribor di riferimento è soggetto a una soglia minima pari allo 0%, e ciò significa che anche qualora l'Euribor dovesse sfociare in territorio negativo, questi strumenti continueranno ad offrire rendimenti positivi.
venerdì 2 settembre 2016
YANN QUELENN: I TIMORI SU BREXIT SONO SOVRASTIMATI
L'analista di Swissquote spiega perchè, a suo parare, "i timori legati all'uscita dall'UE da parte della Gran Bretagna sono stati e sono tuttora sovrastimati"
I timori degli operatori sulle conseguenze dell'esito del referendum sulla Brexit, nonostante siano passati poco più di due mesi dalla votazione, si sono ridimensionati. In particolare, i dati macroeconomici delle ultime settimane sembrano rassicurare tutti coloro che temevano il peggio.
Yann Quelenn, analista di Swissquote, dichiara di essere convinto che "i timori legati all'uscita dall'UE da parte della Gran Bretagna siano stati e siano tuttora sovrastimati". E spiega in maniera più dettagliata perchè: "Continuiamo a pensare che i timori legati ad un abbandono della UE da parte della Gran Bretagna fossero e siano tuttora largamente sovrastimati. L’adesione dell'UK all’Europa era già soggetta a tali e tante condizioni che l'uscita dall'Unione non potrà certo avere effetti disastrosi sul futuro del Paese.
Riteniamo inoltre che la Bank of England potrebbe rimanere ferma durante la prossima riunione di settembre. In UK il PIL è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre ed è molto probabile che la banca centrale aspetti di avere dati più certi prima di muoversi verso nuove manovre espansive.
I timori degli operatori sulle conseguenze dell'esito del referendum sulla Brexit, nonostante siano passati poco più di due mesi dalla votazione, si sono ridimensionati. In particolare, i dati macroeconomici delle ultime settimane sembrano rassicurare tutti coloro che temevano il peggio.
Yann Quelenn, analista di Swissquote, dichiara di essere convinto che "i timori legati all'uscita dall'UE da parte della Gran Bretagna siano stati e siano tuttora sovrastimati". E spiega in maniera più dettagliata perchè: "Continuiamo a pensare che i timori legati ad un abbandono della UE da parte della Gran Bretagna fossero e siano tuttora largamente sovrastimati. L’adesione dell'UK all’Europa era già soggetta a tali e tante condizioni che l'uscita dall'Unione non potrà certo avere effetti disastrosi sul futuro del Paese.
Riteniamo inoltre che la Bank of England potrebbe rimanere ferma durante la prossima riunione di settembre. In UK il PIL è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre ed è molto probabile che la banca centrale aspetti di avere dati più certi prima di muoversi verso nuove manovre espansive.
La Brexit ha contribuito considerevolmente alla svalutazione della sterlina, e di conseguenza la politica ha guadagnato tempo per preparare e mettere in atto una strategia di uscita. Dal punto di vista politico, infatti, siamo convinti che Theresa May commetterebbe un grave errore ad alimentare timori sul fatto che la Brexit possa anche essere un evento reversibile..."
giovedì 1 settembre 2016
UK: I PREZZI DELLE CASE SONO IN AUMENTO, NONOSTANTE BREXIT
In Gran Bretagna è stato registrato un aumento dei prezzi dell'1,1 % negli ultimi tre mesi
Secondo la notizia riportata dalla Nationwide Building Society e diffusa da ANSA, la Brexit non ha avuto finora effetti negativi sul mercato immobiliare britannico. Tutt'altro: nel mese di agosto c'è stato un aumento dei prezzi pari allo 0,6% rispetto al mese di luglio, e pari al 5,6% rispetto al mese di agosto dell'anno scorso. In pratica, l'incremento dei prezzi distribuito sugli ultimi tre mesi corrisponde a un +1,1%. Questo dato colpisce soprattutto perchè si pone in netto contrasto con la maggior parte delle previsioni nate subito dopo il referendum.
Secondo la Bank of England, nel mese di luglio vi è stata una diminuzione nelle concessioni di mutui che ha raggiunto i livelli minimi degli ultimi 18 mesi; secondo gli esperti del mercato immobiliare, l'aumento dei prezzi sarebbe correlato con la diminuzione dell'offerta di case sul mercato.
BREXIT, EFFETTO "BOOM" DOPO IL REFERENDUM. LOCALI PIENI A LONDRA E IN UK
Brexit non spaventa i turisti: alberghi e ristoranti registrano il tutto esaurito
Nonostante le previsioni allarmistiche del dopo-referendum, l'uscita della Gran Bretagna dall'UE per il momento non fa percepire segni di regressione, tutt'altro: secondo il quotidiano Times, i servizi ricettivi – che rappresentano l’80% dell’economia nazionale – negli ultimi tre mesi si sono rafforzati, registrando il tutto esaurito.
Si può dire che questa stagione estiva del "dopo Brexit" può essere considerata uno dei periodi più floridi per lil Regno Unito, soprattutto per la sua capitale. Le entrate di pub e ristoranti sono aumentate del 3% nel mese di luglio rispetto all’anno scorso. La sterlina, che da subito dopo il voto ha perso valore, ha senz'altro favorito un incremento dei turisti, tanto che il 2016 potrebbe essere considerato un anno record per numero di visitatori e soldi spesi. Anche Lloyds Bank in un rapporto conferma questi dati, mentre la stampa pro-Brexit si dichiara soddisfatta dal fatto che, per adesso, le tanto conclamate conseguenze disastrose non si siano verificate. Dal canto suo, il Telegraph propone il ritorno al "sistema di misura imperiale", che prevedeva once e pound invece di grammi e chili.
Nonostante le previsioni allarmistiche del dopo-referendum, l'uscita della Gran Bretagna dall'UE per il momento non fa percepire segni di regressione, tutt'altro: secondo il quotidiano Times, i servizi ricettivi – che rappresentano l’80% dell’economia nazionale – negli ultimi tre mesi si sono rafforzati, registrando il tutto esaurito.
Si può dire che questa stagione estiva del "dopo Brexit" può essere considerata uno dei periodi più floridi per lil Regno Unito, soprattutto per la sua capitale. Le entrate di pub e ristoranti sono aumentate del 3% nel mese di luglio rispetto all’anno scorso. La sterlina, che da subito dopo il voto ha perso valore, ha senz'altro favorito un incremento dei turisti, tanto che il 2016 potrebbe essere considerato un anno record per numero di visitatori e soldi spesi. Anche Lloyds Bank in un rapporto conferma questi dati, mentre la stampa pro-Brexit si dichiara soddisfatta dal fatto che, per adesso, le tanto conclamate conseguenze disastrose non si siano verificate. Dal canto suo, il Telegraph propone il ritorno al "sistema di misura imperiale", che prevedeva once e pound invece di grammi e chili.
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