sabato 2 luglio 2016

BREXIT, DIETROFRONT DEL FRONTE "LEAVE" SU SANITA', IMMIGRAZIONE, ECONOMIA

Pubblicato da IlFattoQuotidiano.it:

Brexit. Sanità, immigrati, economia: già crollano le promesse del fronte “Leave”

I "350 milioni di sterline a settimana al Servizio sanitario nazionale"? Non ci saranno. I limiti al numero di ingressi dai Paesi dell'Ue? "Mai detto". Non solo: da "nessuna conseguenza per l'economia" a "resteremo nel mercato unico"


Cominciano a sgretolarsi, una dopo l’altra. La trattativa tra Londra e Bruxelles non è neanche cominciata, ma su alcune tra le più roboanti promesse su cui aveva fondato la campagna referendaria il fronte del Leave ha già fatto dietrofront.

“Con la Brexit 350 milioni a settimana al Nhs”. Non è vero– I primi a cadere sono stati i 350 milioni di sterline a settimana che, secondo la campagna del fronte euroscettico, in caso di Brexit non avrebbero mai più preso la via di Bruxelles e sarebbero finiti nelle casse del National Health Service, il servizio sanitario nazionale. Sarebbero stati sufficienti a “costruire un nuovo ospedale con relativo staff sanitario ogni settimana”. E’ toccato a Nigel Farage l’arduo compito del dietrofront: “È stato fatto un errore. Non posso garantire che tanto denaro andrà al servizio sanitario pubblico, è una cosa che mai sosterrei”, ha dichiarato con virgineo candore. “Non era un mio slogan“, ha ribattuto imperturbabile il leader. Dimenticando che sui bus della campagna la promessa ha campeggiato per settimane.

Gove: “Limiteremo numero degli immigrati”. Ora si moltiplicano i dubbi – Con 330mila ingressi nell’ultimo anno, è stata l’immigrazione la pietra angolare della campagna per il “sì” alla Brexit. (...)
Venerdì è stato Daniel Hannan, europarlamentare tra i più autorevoli esponenti del fronte del “sì”, a ridimensionare le prospettive: “Francamente – ha spiegato alle telecamere di Bbc News – se la gente che ci sta guardando pensa che ora l’immigrazione dai Paesi Ue sarà ridotta a zero, rimarrà delusa“.

LA SCOZIA SI DICHIARA DETERMINATA A NON LASCIARE L'UE

Pubblicato da IlFattoQuotidiano.it:

Brexit, la Scozia vuole rimanere nell’Ue “Più importante dell’indipendenza da Uk”

"Se arriverò alla conclusione che è l’unico modo di proteggere il nostro posto in Europa, rivedremo le nostre priorità”, ha spiegato il primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, sull'ipotesi d'indire un nuovo referendum per separarsi dall'Inghilterra.


In Scozia il 62% di chi ha votato al referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea si è schierata dalla parte del Remain. Gli ultimi sondaggi parlano di un Paese con una maggioranza disposta a ribaltare il referendum del 2014sull’indipendenza, staccandosi così dalla Gran Bretagna. Dopo l’ennesima spaccatura nata dopo il risultato del referendum sullaBrexit, Edimburgo e Londra sembrano ancora più lontane: “Nel 2014 abbiamo votato per rimanere in un Regno Unito parte dell’Unione Europea – dichiara a Ilfattoquotidiano.it Duncan Ross, docente di Economia e Storia Sociale all’università di Glasgow – Oggi siamo di fronte a una situazione completamente mutata e dovremmo poter esprimere la nostra preferenza”. Concetto espresso più volte da primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, che vuol mantenere la Scozia “al suo posto” nell’Ue. “Dal punto di vista giuridico – spiega però Angela Del Vecchio, docente di Diritto dell’Unione Europea alla Luiss “Guido Carli” di Roma, a ilfattoquotidiano.it – Parlamento e Governo scozzese non hanno soluzioni a breve termine per impedire l’uscita della Scozia dall’Unione”. Leggi l'intero articolo

COMMENTO DEL WASHINGTON POST SU BREXIT: ESISTE LA "TROPPA" DEMOCRAZIA?

Pubblicato su Il Post:

La troppa democrazia esiste

di Daniel W. Drezner - The Washington Post

E criticare la scelta di sottoporre certe decisioni a un referendum non rende anti-democratici, scrive un giornalista del Washington Post. 

Vediamo se ho capito tutte queste reazioni su Brexit. Per prima cosa, c’è il semplice fatto che i mercati finanziari hanno espresso la loro grande disapprovazione per la vittoria del Leave sul breve periodo. Per una serie di ragioni che sono state illustrate dal giornalista del New York Times Neil Irwin, gli analisti sono però pessimisti anche per quanto riguarda le previsioni a lungo termine. Tutto questo ha portato a sua volta a un crescente sentimento anti-democratico da parte di esperti che sostengono che quello su Brexit sia stato un voto non informato e di una stupidità ridicola.(...)

Diciamocelo chiaramente: ovviamente esiste la “troppa democrazia”. Per quanto mi riguarda, sono molto contento che negli Stati Uniti i giudici federali e i membri della banca centrale non siano eletti. E sono ancora più contento del fatto che le leggi che impongono vincoli al governo, per esempio il Bill of Rights, non siano soggette a un voto popolare. Mi prendo anche il rischio di dire che un sistema di governo fatto da referendum continui non ha necessariamente reso la California un posto migliore in cui vivere. (...)

Questo, ovviamente, non vuol dire che i risultati del referendum su Brexit non debbano essere rispettati. Come disse una volta il presidente Obama: «Le elezioni hanno delle conseguenze». Il governo di Cameron ha indetto un referendum per decidere sulla permanenza nell’Unione Europea, e quella decisione dovrebbe essere rispettata. Ma è anche giusto sottolineare le conseguenze negative del voto e le menzogne dei leader della campagna per il Leave, che ora ammettono di non avere un piano su Brexit (e anche se non lo ammettessero, le autorità dell’Unione Europea sarebbero felici di puntualizzarglielo). ...leggi l'intero articolo

COSA DICE L'ARTICOLO 50 DEL TRATTATO DI LISBONA

Articolo di Francesco Marinelli su Il Post

I cittadini del Regno Unito, nel referendum del 23 giugno scorso, hanno deciso di lasciare l’Unione Europea. Il primo ministro britannico, David Cameron – che aveva voluto il referendum ma fatto campagna per rimanere nella UE – ha annunciato le sue dimissioni entro tre mesi dal voto. Ha detto, nel discorso post voto, che sarà sostituito da un nuovo primo ministro, scelto dal partito conservatore. Secondo quanto previsto dalle norme stabilite dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona del 2009, il Regno Unito dovrà ora comunicare formalmente al Consiglio europeo la sua intenzione di lasciare la UE, facendo appello alla procedura di recesso. A seguito della notifica presentata dal Regno Unito e alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, inizierà una serie di negoziazioni tra le due parti per definire le modalità del recesso.
Nel discorso tenuto alla Camera dei Comuni del Parlamento britannico, David Cameron ha spiegato che prima di notificare il recesso bisognerà determinare quale tipo di rapporto si vuole instaurare in futuro con l’Unione Europea: anche questo sarà uno dei compiti del suo successore. Dopo l’incontro con il presidente francese François Hollande e il primo ministro italiano Matteo Renzi, il 27 giugno, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto che i leader europei non faranno alcun tipo di pressione al Regno Unito, nel rallentare o nell’accelerare una sua uscita dall’Unione Europea, specificando al contempo che non ci sarà alcuna discussione (formale o informale) sui negoziati finché non saranno avviati i processi previsti dall’articolo 50. Leggi l'intero articolo




L'INGLESE LINGUA COMUNE DELLE ISTITUZIONI COMUNITARIE EUROPEE? FORSE NON PIU', DOPO BREXIT

La Repubblica pubblica:

La Babele europea: la Brexit cancella l'inglese come lingua comune

Sotto il vento della Brexit, l'Unione europea corre il rischio Torre di Babele. Ovvero di perdere la lingua franca che in questi anni ha fatto da collante fra 28 paesi che parlano 24 lingue diverse. Nei giorni scorsi, l'incontro Merkel-Hollande-Renzi si è chiuso con un comunicato solo in francese e tedesco. E l'inglese, chiedevano stupiti i giornalisti? La risposta è stata un'alzata di spalle. Naturalmente, l'incontro fra Merkel, Hollande e Renzi, hanno subito osservato i frequentatori delle sale stampa di Bruxelles, era una riunione fra governi che, dunque, potevano fare quel che vogliono, compreso mandare un messaggio puntuto alla Londra della Brexit. Ma l'inglese è lingua ufficiale del Parlamento e della Commissione e, dunque, tutto resterà come prima, no?

No, appunto. L'inglese, spiega (in inglese) ai giornalisti Danuta Huebner, danese, presidente del comitato Affari costituzionali del Parlamento europeo, rischia di sparire. Un terremoto. Ancora negli anni '90, gli affari a Bruxelles, conferenze stampa comprese, andavano avanti su due binari paralleli: inglese e francese. Negli ultimi vent'anni, l'opzione-francese è scomparsa. Non solo è finanche difficile pensare ad un parlamentare o a un funzionario lettone o svedese che parlino, invece che inglese, francese, dovendo anche iniziare a studiarlo da zero. Ma tutta l'attività politica e legislativa avviene formalmente in inglese.

L'INGLESE LINGUA COMUNE DELLE ISTITUZIONI COMUNITARIE EUROPEE? FORSE NON PIU', DOPO BREXIT

La Repubblica pubblica:

La Babele europea: la Brexit cancella l'inglese come lingua comune

Sotto il vento della Brexit, l'Unione europea corre il rischio Torre di Babele. Ovvero di perdere la lingua franca che in questi anni ha fatto da collante fra 28 paesi che parlano 24 lingue diverse. Nei giorni scorsi, l'incontro Merkel-Hollande-Renzi si è chiuso con un comunicato solo in francese e tedesco. E l'inglese, chiedevano stupiti i giornalisti? La risposta è stata un'alzata di spalle. Naturalmente, l'incontro fra Merkel, Hollande e Renzi, hanno subito osservato i frequentatori delle sale stampa di Bruxelles, era una riunione fra governi che, dunque, potevano fare quel che vogliono, compreso mandare un messaggio puntuto alla Londra della Brexit. Ma l'inglese è lingua ufficiale del Parlamento e della Commissione e, dunque, tutto resterà come prima, no?

No, appunto. L'inglese, spiega (in inglese) ai giornalisti Danuta Huebner, danese, presidente del comitato Affari costituzionali del Parlamento europeo, rischia di sparire. Un terremoto. Ancora negli anni '90, gli affari a Bruxelles, conferenze stampa comprese, andavano avanti su due binari paralleli: inglese e francese. Negli ultimi vent'anni, l'opzione-francese è scomparsa. Non solo è finanche difficile pensare ad un parlamentare o a un funzionario lettone o svedese che parlino, invece che inglese, francese, dovendo anche iniziare a studiarlo da zero. Ma tutta l'attività politica e legislativa avviene formalmente in inglese.

venerdì 1 luglio 2016

SEGRETARIO DI STATO USA: VOTO BREXIT POTREBBE ESSERE "INVERTITO"

Pubblicato da lantidiplomatico.it:

John Kerry suggerisce che il voto sulla Brexit potrebbe essere "invertito"

Il Segretario di Stato Usa John Kerry ha sollevato la prospettiva che il risultato del referendum sulla Brexit potrebbe essere invertito, riporta il Times. Gli è stato chiesto in una conferenza a Aspen se la decisione della Brexit potrebbe essere "invertita", e se sì, come. "Ci sono un certo numero di modi", ha detto. "Io non voglio, come Segretario di Stato, buttarli fuori oggi. Credo che sarebbe un errore". Riflettendo su come la Brexit lascia la Gran Bretagna sulla scena mondiale, Kerry ha aggiunto: "Se penso che il ruolo della Gran Bretagna sia in qualche modo ridimensionato? No, penso che sia cambiato. Ciò non significa che non mancherà la voce nel contesto dell'UE. Personalmente mi dispiacerà che la Gran Bretagna non sarà a quel tavolo quando vi sarà un dialogo USA-UE.

UN'ANALISI DELL'IMPATTO BREXIT SULL'ECONOMIA EUROPEA: CHI PAGHERA' IL PREZZO PIU' ALTO?

Panorama pubblica:

Brexit: chi pagherà il prezzo più alto?
Non solo Gran Bretagna. Ecco come la decisione di uscire dalla UE impatterà sull'intera economia europea. E non solo.

Secondo il Washington Post, il voto del referendum britannico rappresenta il più significativo passo indietro fatto in Europa negli ultimi sessant’anni.

Il voto, non solo allontana la possibilità di un’unione ancora più stretta, ma mette vento nelle vele del nazionalismo che sta attraversando il mondo occidentale. Per spiegare lo scenario, il quotidiano chiama in causa le teorie del politologo statunitense Francis Fukuyama, autore del saggio “La fine della storia”, che dipinge il capitalismo democratico come la destinazione definitiva dell’ordine globale.

Il capitalismo democratico, infatti, ha sconfitto il comunismo e si è imposto su qualsiasi altra ideologia. Fino all’avvento della Brexit, si pensava che, se le democrazie lavorano insieme, il futuro è fatto di competizione, ma non di conflitti. I dazi scendono, i soldi attraversano i confini per raggiungere destinazioni dove sono più necessari e anche i lavoratori fanno lo stesso.

AUMENTATE DI 5 VOLTE LE DENUNCE PER RAZZISMO IN GB DOPO IL REFERENDUM BREXIT

Pubblicato da ANSA:


Gb, dopo Brexit aumento denunce razzismo. Di 5 volte dal referendum.

LONDRA, 1 LUG - Le denunce di atti di razzismo sono aumentate di cinque volte dal referendum sulla Brexit. Lo rivela un rapporto della polizia britannica secondo il quale la media delle segnalazioni è passata da 63 a 331 alla settimana.
Un aumento degli episodi di violenze e discriminazioni era già stato registrato nei giorni immediatamente successivi alla vittoria del fronte 'Leave'. Nel mirino erano finiti soprattutto gli immigrati dall'Europa dell'est, ma anche arabi e neri.

GOVE, CANDIDATO LEADERSHIP TORIES: NEGOZIATI NON PRIMA DEL 2017, FINE ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE

Pubblicato da ANSA:

Brexit: Gove, no a negoziati formali con Ue prima del 2017

Michael Gove, candidato alla leadership Tory, dice no ai negoziati formali con Ue prima del 2017 e subito il presidente della commissione Ue Juncker chiede che la Gran Bretagna faccia chiarezza sulle sue intenzioni. Il ministro della Giustizia candidato euroscettico alla guida dei Tory e del governo britannico ha esposto il suo programma, spiegando che intende mettere “fine alla libera circolazione".
Dal canto suo Johnson ha assicurato che appoggerà la candidatura di Theresa May a patto che nel 2020 si faccia da parte per permettergli di correre come premier. Intanto dalle pagine del Telegraph l’ex premier Tony Blair delinea il profilo del leader che dovrà traghettare la Gran Bretagna fuori dall'Ue. Mentre dall'Italia arriva il messaggio positivo del premier Renzi che dice dopo la Brexit "In Europa si apre una stagione interessantissima, ex malo bonum".

Il ministro della Giustizia, Michael Gove, e' d'accordo con la rivale Theresa May nel non prevedere di attivare nei prossimi mesi l'articolo 50 del Trattato di Lisbona per il divorzio formale dall'Ue dopo la Brexit. Se ne parlera' nel 2017, ha lasciato intendere. D'accordo con May anche sul no a elezioni anticipate in Gran Bretagna: si votera' nel 2020, ha detto, per dare tempo a chi succedera' a David Cameron di attuare un programma di governo aggiornato secondo le indicazioni emerse dal referendum. Poco prima aveva affermato di voler mettere fine alla libera circolazione". Lo ha detto Michael Gove spiegando il suo programma da candidato alla leadership Tory. "Introdurrò un sistema di punti all'australiana e ridurrò i numeri" degli immigrati.  Leggi l'intero articolo

EASYJET SMENTISCE VOCI SULLO SPOSTAMENTO DI SEDE IN SEGUITO A BREXIT

Pubblicato da ANSA:

Brexit: Easyjet, restiamo in Gb, chiesto all'Ue solo un certificato

Secondo indiscrezioni della Stampa il vettore britannico avrebbe avviato trattative per spostare la sede.

Easyjet "non ha in programma di spostarsi da Luton, la nostra casa da 20 anni". Così un portavoce della compagnia smentisce le indiscrezioni di cambio di sede, spiegando che il vettore aereo ha comunque "avviato un processo formale di acquisizione di un certificato di operatore aereo (coa) nell'Unione europea".

"Easyjet - afferma - sta trattando con il governo del Regno Unito e con l'Ue per assicurare il proseguimento del mercato aereo pienamente libero e deregolato, che permetterebbe a Easyjet e a tutte le compagnie aeree di continuare ad operare così come fanno oggi".

INTERVISTA ALL'AMBASCIATORE D'ITALIA A LONDRA SULLE CONSEGUENZE BREXIT

L'Ambasciata d'Italia a Londra pubblica sul suo sito web un'intervista all'ambasciatore Pasquale Terracciano in merito alla conseguenze di Brexit per lavoratori, studenti e turisti provenienti dall'Italia:

Turisti, studenti, lavoratori: "Ecco cosa succederà agli italiani con Brexit"

LONDRA - "Cosa cambia con Brexit per gli italiani? Per il momento non cambia niente e si può prevedere che niente cambierà per i prossimi due anni e mezzo. L'articolo 50 del trattato europeo che avvia la procedura di uscita dall'Unione Europea non sarà probabilmente attivato prima di settembre o di ottobre, dopo che un nuovo primo ministro conservatore avrà preso il posto del dimissionario David Cameron e avrà formato un nuovo governo. A quel punto scatteranno i due anni previsti per concludere un accordo sul futuro rapporto tra Gran Bretagna e Ue, due anni di trattative che, se vi è reciproco consenso, potrebbero anche essere prolungati. E' dunque verosimile pensare che, a partire da adesso, nulla cambierà per due anni e mezzo, diciamo sino alla fine del 2018, inizio del 2019, e in questo periodo tutto resterà uguale, con il Regno Unito nella Ue e gli stessi diritti di cui i cittadini italiani hanno usufruito fino ad ora". Pasquale Terracciano, ambasciatore d'Italia a Londra, spiega così quello che attende i nostri connazionali. Molti dei quali si pongono domande sul futuro, per chi vuole lavorare in questo paese, studiare qui o semplicemente venirci in vacanza.
Ambasciatore, e poi cosa accadrà fra due anni e mezzo, al termine della trattativa?
"Chi è già residente in Gran Bretagna avrà diritto di rimanere con un permesso di soggiorno illimitato, questo almeno si deduce dalle dichiarazioni fatte finora da tutti. Non ci sarà bisogno di prendere la cittadinanza britannica: un permesso di soggiorno senza limiti di tempo verrà fornito dalle autorità agli italiani che lavorano e pagano le tasse in questo paese, un po' come la Green Card negli Stati Uniti. Il dubbio è a partire da che data verrà deciso di introdurre questo regime: se nel momento dell'attivazione dell'articolo 50, dunque fra qualche mese, o se a conclusione della trattativa fra Londra e Ue, dunque fra due anni e mezzo. Ma le procedure sono già note, è probabile che saranno le stesse che vengono attualmente applicate per i cittadini dei paesi del Commonwealth".
Dunque nessun cambiamento per il mezzo milione di italiani già residenti in Inghilterra. E cosa cambierà per chi invece vuole stabilirsi qui in futuro, dopo la conclusione della trattativa fra Londra e Ue?
"Alcuni parlano di un sistema di immigrazione 'a punti', in pratica la Gran Bretagna potrà scegliere in quali settori e in quale quantità ha bisogno di immigrati, quindi non sarà impossibile per un italiano emigrare qui anche in futuro. Dipende da quali paletti, quali ostacoli, il governo britannico decidere di porre. Dipende tutto, in sostanza, dal negoziato fra Londra e Bruxelles: se la Gran Bretagna vorrà restare nel mercato unico, come vogliono alcuni, dovrebbe in teoria accettare la libertà di movimento per i lavoratori, ossia la situazione attuale, ma potrebbe chiedere di ottenere un freno, di porre delle limitazioni a questa libertà. Naturalmente non sappiamo se la Ue farà concessioni in tal senso, che in teoria stabilirebbero un precedente diverso rispetto alla legislazione in vigore".
E' possibile che un secondo referendum o un nuovo governo cancellino la decisione del primo? Cioè che Brexit, alla fin fine, non si faccia?
"Non credo all'ipotesi di un secondo referendum, almeno nell'immediato, ma è possibile anche se non certa quella che il nuovo premier convochi subito o in seguito elezioni anticipate, dalle quali potrebbe uscire un governo o una coalizione di governo nel cui programma ci sia la permanenza della Gran Bretagna nella Ue. In teoria, a quel punto l'articolo 50 si può ritirare o non portare a compimento e in tal caso tutto resterebbe com'è ora".

COSA PUO' FARE BRUXELLES PER VELOCIZZARE L'USCITA DELL'UK DALL'UE?

Pubblicato da WallStreetItalia:

Brexit: armi nelle mani di Bruxelles per accelerare addio Regno Unito

Se esiste un modo nelle mani di Bruxelles per accelerare l’uscita dalla Gran Bretagna dall’Unione europea, previsto all’art.50 del Trattato di Lisbona, questo si trova nell’articolo 4, che al paragrafo 3 stabilisce l’obbligo per gli Stati membri di “facilitare l’Unione nell’adempimento dei suoi compiti” e di “astenersi da qualsiasi misura che rischi di mettere in pericolo la realizzazione degli obiettivi dell’Unione”. (...)

A proposito dell’articolo 50 del Trattato, ieri il portavoce della Commissione,Margaritis Schinas, ha specificato che, “solamente il governo britannico può notificare l’articolo 50. Legalmente non ci sono mezzi per fare pressioni”
Ciò detto a a Bruxelles si studiano ipotesi di pressione politica. “In termini politici – hanno osservato fonti diplomatiche europee – la discrepanza tra la volontà popolare ed il comportamento del governo diventerebbe talmente visibile da essere insostenibile. E questa contraddizione verrebbe esposta brutalmente”.

STANDARD AND POOR'S: DECLASSAMENTO PER L'UNIONE EUROPEA

Pubblicato da WallStreetItalia.com:


S&P’s taglia rating Ue: dopo Brexit futuro incerto

MILANO (WSI) – Prima il taglio della Gran Bretagna, ora quello l’Unione europea. Dopo che al referendum dello scorso 23 giugno, i cittadini britannici hanno deciso per l’opzione Brexit, gli analisti di Standard & Poor’s Global Ratings hanno comunicato di aver rivisto la valutazione di lungo termine su’Unione europea e’ passata ad “AA” dal precedente “AA+”.

Il giudizio di breve “A-1+” è stato confermato e l’outlook è stabile. La bocciatura segue quella annunciata qualche giorno fa del merito di credito britannico, sceso dal giudizio massimo “AAA” ad “AA”.

A seguito della decisione dell’elettorato britannico di lasciare l’Unione Europea “abbiamo rivisto la nostra valutazione sul grado di coesione all’interno dell’UE, che, da essere un elemento positivo, ora è considerato un fattore neutrale” riporta la nota dell’agenzia di rating... leggi l'intero articolo

RESPONSABILE ECONOMISTA HSBC: BREXIT, LA TEMPESTA DEVE ANCORA ARRIVARE

Pubblicato da WallStreetItalia.com:

HSBC: Brexit, vera tempesta deve ancora arrivare

ROMA (WSI) – La Brexit è solo l’inizio, in quanto la vera tempesta deve ancora arrivare. E’ l’outlook di Karen Ward, responsabile economista dell’Europa presso HSBC, che ha rivisto al ribasso l’outlook dell’economia dell’Eurozona, relativo al 2017, da +1,5% a +1%.
Proprio l’indebolimento dei fondamentali economici non farà altro che peggiorare i problemi che hanno portato alla vittoria del Brexit nel Regno Unito: tra questi, l’acuirsi delle divergenze tra i poveri e i ricchi e soprattutto, tra i cittadini europei, un crescente senso alienazione rispetto all’elite economica.
La Brexit sarà dunque solo il primo di una serie di eventi in cui l’elemento comune sarà l’escalation della rabbia verso le elite: una rabbia che potrà soltanto peggiorare. Sulla base di questi presupposti, Ward ha affermato in un video diretto ai clienti di HSBC che la Brexit potrebbe confermarsi “una calma precaria” prima che qualcosa di peggio si verifichi. Leggi l'intero articolo